DONNA O DONNAGGIO?

Solitamente rimango perplessa quando vedo pubblicità in cui, come una Venere di Milo, fa la comparsa un lato B sensazionale per sponsorizzare un tubetto di silicone;belen-rodriguez-spot-tim-4

oppure quando il cracker casualmente si spezza a metà proprio sul décolleté della bella, che in quel momento sembra stia facendo l’azione più hot mai pensata per un spot; ma anche quando la mamma che, appena sveglia, truccata e con un sorriso smagliante, accompagna i figli a scuola, per poi prendersi una meritata pausa fra distese di campi di grano trovati giusto dietro l’angolo.

Mi interrogo e mi domando: sono le pubblicità che dipendono dalla società, oppure siamo noi a dipendere da esse?
Perché se da un lato sono gli uomini a controllore la produzione degli spot, sponsor, ecc., dall’altro quanto gli stessi uomini sono influenzati dagli spot che producono?

Bellezza, grazia, stile purtroppo seguono i tempi e come tali mutano a seconda dei canoni dettati dalla società, che a sua volta si sottomette ad essi. L’intelligenza, poi, almeno nell’ultimo periodo e nel nostro paese è assai fuori moda.

Nonostante ciò, penso che Samantha Cristoforetti, Rita Levi Montalcini e Oriana Fallaci non corrispondano assolutamente, come la maggior parte delle donne, agli stereotipi degli spot sopracitati.

Il problema di questi ultimi è che il loro destinatario è la massa,in questo caso femminile, e il loro obbiettivo è uno solo: far arrivare al massimo numero possibile di ascoltatrici un messaggio rapido e che deve persuadere. Allora cosa fare? Procedere tramite topoi.

Ecco l’errore, anzi direi il doppio errore, poiché non solo è una strategia sbagliata perché non siamotutte uguali, ma in più gli stereotipi scelti sono
inesatti e quanto più lontano possibile dalla realtà. A questo punto preferisco di gran lunga lo spot sul prurito intimo discusso tra mamma e figlia, perché almeno è plausibile.maxresdefault

Purtroppo però è un problema non facile da risolvere questo della comunicazione falsa e fallace, tanto che ormai milioni di donne si basano sugli spot, tentando di modificare la propria irripetibile unicità.

Non per forza dobbiamo avere tutte i capelli glossi glossi, usare l’ultima tipologia di BB creme oppure avere lo stesso profumo, perché purtroppo i capelli ce li teniamo come ce li abbiamo sempre avuti, crema idratante e fondotinta non fanno miracoli e non ci ritroveremo mai su un gommone con David Gandy (“Paaarlami d’amore, Mariù” per intenderci).

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giusto per risollevare un po’ gli animi ve lo inserisco

Se un po’ di unicità è rimasta in noi perché distruggerla seguendo gli stereotipi? È evidente che soprattutto per quanto riguarda le donne il discorso sia più accentuato e, anche se il 2015 è l’anno curvy, quante donne formose avete viste in tv, sui giornali, su internet?
Tra l’altro  bisogna fare attenzione anche a non cadere nella stereotipo opposto,”grasso è bello”, perché in quel caso non si tratta di discriminazione, ma di ragionamento realistico: pesare 120kg a vent’anni non è più sano di pesarne 30 Ancor più influente è il fatto che i personaggi usati negli spot vengono confusi con le persone che sono nella vita privata e quindi imitati all’inverosimile.

 Ma una donna è bella perché è UNA DETERMINATA donna e non perché simile, uguale a…a chi? A uno spot di 15 secondi? Ad una foto su un giornale? È la consapevolezza di non essere lo specchio dello spot a renderci uniche, per fortuna. Non siamo noi a doverci adattare ai canoni, al contrario sono i canoni tipizzati dalla società a dover essere modellati sulla nostra irripetibile unicitàche non riguarda solo il nostro lato estetico, anzi.

L’intelligenza: quella che non va di moda, quella che “ma tanto che ci fai?”, quella che “con la cultura non si mangia” è lo strumento che permette la traslazione da personaggio a persona.

Ciò che fa di una persona proprio quella persona è la sua singolarità, non la pubblicità che la rappresenta, nonostante quest’ultima sia stata fatta apposta per lei.
“È lo stile che resta” sosteneva Coco Chanel, lo stile di vita, lo stile di UNA vita. 

Maria Chiara Parisi

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