TBT: Tutta colpa delle passerelle?

Abbiamo già dato il benvenuto alla bella stagione, il sole ha sorpreso i nostri guardaroba che ancora risentono delle uggiose giornate di pioggia e freddo, e in questo  momento dell’anno accostano gli ultimi maglioni pesanti a giacche di pelle a qualche indumento più leggero che timidamente incoraggia il bel tempo. E pensando al tanto atteso e temuto cambio di stagione, lanciamo occhiate preoccupate alla bilancia, stiamo per ri-scoprirci e banalmente torniamo a parlare di peso.

Ma parlare di peso -per quanto possa sembrare futile- è sempre delicato, perché è parlare di bellezza, ma non solo, è parlare di autostima, di standard e di stereotipi imposti.

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Le grandi opere d’arte secondo Photoshop: il graphic designer calabrese Nazareno Crea modifica i volti più illustri della storia dell’arte combinandoli con i rigidissimi canoni moderni di bellezza

La guerra dell’apparire si combatte tra due schieramenti opposti: quello delle super magre, e quello delle super-grasse ed entrambe le parti chiamano in causa la grande imputata, “la Moda”.

Per assistere alla battaglia basta aprire un qualsiasi blog di moda in cui ci sia la possibilità di “commentare”, la lingua universale attraverso cui chiunque sia dietro uno schermo può, senza volto e senza vergogna, dire la sua, raccontando di sé e all’evenienza scagliandosi contro sconosciuti con opinioni diverse, al fine  di ottenere tanti “like”.

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Dunque la parola è data alle ragazze normali, quelle che vediamo tutti i giorni sull’autobus o in centro a fare una passeggiata, che amano mangiare il gelato e amano sentirsi belle, e che di fronte alle spietate modelle che cavalcano le passerelle dall’alto del loro metro e ottanta sentono il bisogno di mettersi in discussione. Scatta il paragone, scatta il commento:

“Carina la collezione X, peccato per le modelle sono anoressiche, che schifo!”; “A me sembrano bellissime, porto una trentotto non credo di essere troppo magra.”; “Fatele mangiare”; “Dici così perché sei una cicciona frustrata..” e così via. Insomma, delle ragazze “normali” non si può fare di tutta l’erba un fascio, sono diverse tra di loro e ognuna si sente bella a modo suo, o cerca di essere bella come meglio crede. Del resto cosa può esserci di più soggettivo della bellezza? Eppure i canoni esistono, e in un momento in cui si sventola la bandiera del relativismo e della libertà, paradossalmente viene  imposto un prototipo di bellezza  da seguire.

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La colpa è data alla moda, che sicuramente non è innocente di fronte a tante ragazze che in conflitto con loro stesse hanno dei disturbi alimentari più o meno gravi, ma che è inevitabilmente figlia del suo tempo, e lo dimostra il fatto che negli anni il paradigma di bellezza femminile è cambiato spesso: curve, linee, modo di essere e di proporsi, sono il risultato del vissuto e del periodo storico in cui la moda vive e a cui fa riferimento.

Nella nostra società, l’estetica è divenuta un valore assoluto che supera persino l’etica, per cui non c’è da meravigliarsi se la moda, regina dell’apparire, è diventata spietata come i tempi in cui viviamo. La società dell’immagine di fronte alla scelta tra “essere o apparire” risponde senza indugio: apparire, apparire e ancora apparire.

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Le conseguenze sono molteplici e spesso tragiche, e risulta sempre più difficile trovare una soluzione. C’è il bisogno di tornare a dare valore al “buono”, spesso sacrificato in nome del “bello” e riuscire a barattare l’uno per l’altro. Forse vedendo ragazze sane capiremo il vero valore della bellezza e i risultati sarebbero sicuramente più positivi. In fondo, lo aveva capito perfettamente Audrey Hepburn quando ripeteva: “Io credo che le ragazze felici siano le più belle”.

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Elena Acali

Tratto da Looksmart Primavera-Estate 2013

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