TBT: Stand out, never hide

E’ difficile tenersi al passo con la moda e con le tendenze del momento, ma ancora più difficile nella società di oggi è riuscire a distinguersi. Da sempre la scelta dei vestiti e del modo di apparire ha determinato agli occhi di chi guarda un giudizio, se si può dire, di “classificazione sociale”: basti pensare al fenomeno hippy che si diffuse a partire dalla metà degli anni ‘60 in tutto il mondo occidentale. Il messaggio di pace e opposizione al sistema restrittivo della società del tempo, infatti, passava anche e sopratutto attraverso la scelta degli abiti: jeans per entrambi i sessi, maglie e maglioni larghi che oggi definiremmo i classici “maglioni della nonna”, bandane colorate, orecchini e gioielli semplici e poco costosi, trucco inesistente, o quasi, per le donne.

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Forse quello hippy fu il primo grande movimento di opposizione sociale che utilizzava l’abbigliamento e la moda per diffondere le idee di uno stile di vita diverso da quello comunemente proposto. Anche la cultura punk degli anni 70, 80 e 90 nacque come movimento di rifiuto ad ogni forma di controllo sociale, nonostante  in questo caso la nascita fu legata più all’espansione di nuove tendenze musicali che ad ideologie politiche propriamente dette.

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L’abbigliamento della cultura punk prevedeva vestiti strappati, le scarpe (oggi tornate di moda) “Dr Martens”, l’applicazione di piercing su tutto il corpo e vistosi, nonché impegnativi, tatuaggi  volutamente mostrati come segno di disprezzo e di rivendicazione di autonomia nei confronti della società. I tatuaggi stessi, appunto, furono nel secolo scorso causa di emarginazione sociale, ed è curioso come oggi addirittura simboleggino una delle più forti forme di omologazione tra i giovani.

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È interessante ,infatti, come parte di queste mode “trasgressive” tornino almeno in parte, anni dopo, riutilizzate come ultime tendenze del momento. È ancora più interessante considerare che quel che rimane comune ad ogni epoca è la ricerca di nuovi stili, di modi per emergere per combattere la sempre più presente omologazione che assoggetta comportamenti e mode livellando le identità. Sta ad ognuno di noi scegliere se sottostare passivamente a ciò che ci viene continuamente presentato dai media e dal mondo che abbiamo intorno, o proporre a nudo la nostra identità e il nostro modo di essere, esternandolo con la moda. Certamente trovare un modo per distinguersi, anche solo nello stile, è un potente mezzo di evasione dal meccanismo di appiattimento di personalità dei modelli comuni (in cui è così facile ritrovarsi !).

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Daria Marcon

Tratto dall’archivio di Looksmart

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