Angelina Jolie lascia Halo Trust, l’organizzazione resa celebre da Lady Diana

Angelina Jolie abbandona Halo Trust, una fra le più grandi associazioni umanitarie impegnate nell’intervento in zone di guerra.image

L’attrice, già nominata ambasciatrice UNHCR nel 2001, ha rivolto la sua polemica conto i vertici dell’organizzazione, in particolare contro Amanda Pullinger e Simon Conway, rispettivamente Presidente del Consiglio dei Fiduciari e Consigliere vicino ai vertici di Halo Trust. La notizia, che non ha lasciato indifferenti i media globali data la notorietà sia dell’attrice che dell’organizzazione stessa, ha riaperto il dibattito circa l’effettiva necessità di uno stipendio da capogiro per i manager delle organizzazioni no-profit. Il Times lo scorso 2 settembre, ha riportato la notizia di compensi fino a 120.000 sterline all’anno e 500 sterline al giorno (quasi 700€) che secondo un portavoce della società sarebbero serviti per normali operazioni “strutturali, di retribuzione e accordi di governo”.

La Charity Commission ha aperto una indagine di verifica sui pagamenti dei vertici di Halo Trust circa l’effettiva regolarità degli stipendi a sei cifre; evidentemente la difesa dell’associazione non convince a causa delle motivazioni spesso futili di tali bonus: ” Conway ha ricevuto 96.750 sterline per aiutarla (la Pulinger) e per svolgere l’incarico di direttore generale del Trust.” (da La Repubblica) ndr. Ma c’è di più, pare infatti che la Jolie abbia abbandonato la squadra di Halo Trust, resa celebre nel 1997 da un’altra testimonial d’eccezione cioè Lady Diana, già nel maggio scorso.

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La notizia è stata divulgata con quattro mesi di ritardo e nei confronti dell’attrice sono state spese ben poche parole: “non si trovava a suo agio”, avrebbe dichiarato un portavoce. Tutta la vicenda fa riaffiorare l’indignazione da parte di chi si affida a grandi organizzazioni, famose in tutto il mondo, impegnate da molti anni e su molti fronti per combattere guerra, fame e povertà. Gli investitori, che come nel caso di Halo Trust sono addirittura il Governo e l’ONU, si muovono nella speranza che ogni donazione – o almeno buona parte, venga effettivamente spesa per gli obiettivi che il progetto presuppone, ma come si reagisce di fronte a simili denunce e stipendi da far perdere la testa? È giusto puntare il dito contro la dirigenza?
La questione non è di facile risoluzione e questo non sarà di certo l’ultimo capitolo di una storia che coinvolge il mondo intero, contradditorio, capace di fare grandi passi in avanti ma portato a ricadere negli stessi errori del passato. In un sistema finito, con un tempo infinito, ogni combinazione può ripetersi infinite volte, scriveva il filosofo Nietzsche. Il problema è l’uomo, lo stesso da decenni, che è per istinto portato alla pietà e alla compassione, spinto ad unire le forze ed accrescere il suo potenziale, fino a quando non si scontra con la realtà, con l’attuale e con le leggi del mercato che non è come crede, in grado di controllare. Autore e vittima dell’economia che prima lo sorregge poi lo corrompe? Forse.

Chiara Viti

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