Italiani: Pizza, Pasta e Piumino

Ci siamo, Settembre è ormai inoltrato, con passo pesante e prepotente ci riporta all’amara verità: routine, abitudini, lavoro, quotidianità. Sicuramente non avrete fatto tutto ciò che vi eravate preposti di fare quest’estate. Avete rimandato e rimandato fino a rendervi conto che ormai era troppo tardi. State già cominciando a spellarvi e a perdere l’abbronzatura, ma neanche un barattolo intero di burro di karité potrà salvarvi. I ricordi della vacanza al mare sono ancora troppo vivi, qualche foto della Grecia, Croazia, Gallipoli e Ponza spunta postuma su Instagram con la luce e il filtro migliori per illudersi che sia ancora Agosto.

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Si salvi chi può!

Che io sia una poraccia, ormai lo avrete capito, eppure perfino io sono riuscita ad evadere per cinque giorni dall’Italia – sia chiaro, sempre e comunque al massimo della sfiga: ferie concesse all’ultimo, prenotazione last minute nella settimana di alta stagione più alta che ci sia, più alta di una modella di Victoria’s Secret con un tacco dodici. Chiacchiere a parte, quando sono all’estero (ma anche quando prendo la metro per andare a lavoro, in effetti) mi piace guardarmi intorno, osservare le persone, osservare i turisti e delinearne le diverse caratteristiche a seconda della provenienza, in particolare degli Italiani.

Purtroppo, quasi sempre, l’Italiano medio in vacanza è riconoscibile al primo colpo, e quasi mai per una ragione positiva. C’è da dire che noi Italiani siamo decisamente esuberanti, nei modi di fare, nel vestire, nel mangiare e così via. Non c’è da stupirsi se, senza neanche aver parlato, il barista di turno ti saluta con un “Ciao bello! Italiano?”. Solitamente il mio obiettivo quando sono in Paesi stranieri, è non farmi subito sgamare in quanto Italiana, non che mi vergogni di esserlo, ma mi piace sentirmi un po’ international. Da anni credo di aver individuato dei veri e propri must per riconoscere l’Italiano all’estero, ma quest’anno, in Grecia (che era praticamente una succursale di Napoli), credo di essere riuscita a delineare dei veri e propri profili.

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Innanzitutto l’Italiano ha sempre una cura meticolosa per l’accessorio, cosa buona e giusta direte voi, il punto però è un altro. Siete in vacanza. Relax, comodità, praticità. Anello, trucco, collana Neverfull, non sono proprio consigliati per buttarsi in una spiaggia sabbiosa o rocciosa che sia, fare escursioni o magari ripide salite con la bicicletta elettrica che avete affittato. Mi immagino la scena… “Amore fammi la foto qua a pelo d’acqua con la schiena inarcata e la pancia tirata…una posa naturale, aspetta che mi metto il rossetto, si vedono gli orecchini, e il tatuaggio?”. Altro dettaglio, alquanto poco di classe a mio parere, l’ostentazione del brand.selezione-di-valige-e-borse-louis-vuitton

Se osservando l’individuo riuscite a leggere almeno cinque o più nomi di grandi marchi, non ci saranno dubbi sulla provenienza. Va bene il mix&match, siamo fieri che gli italiani ci tengano alla moda, siamo conosciuti in tutto il mondo per i nostri stilisti, ma se abbinate l’occhiale D&G (con logo più grande e pacchiano possibile, indossato anche di notte), la borsa Vuitton, Hogan ai piedi (brividi), sciarpa di Burberry, collana di Guess, braccialetto di Tiffany (insieme a Cruciani, a sua volta insieme ai braccialetti della fortuna), e indispensabile cover del cellulare griffata (così si vede nei selfie allo specchio, no?), il risultato non potrà che essere la fiera del kitsch. Non dico che dobbiate approfittare del fatto che “tanto non mi conosce nessuno” e andare in giro in pigiama, non dico che i turisti tedeschi con sandalo e calzino siano giustificabili, esportate pure il vostro senso dello stile e il savoir faire da fashion blogger, ma una volta fatte le dovute foto (con una stima di uno scatto buono ogni venti), un paio di defilé lungo la strada principale del luogo dove l’attrazione migliore è il supermercato aperto h 24, tornate in albergo e mettetevi le scarpe da ginnastica.

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Fatta questa premessa, passiamo ora ad analizzare le collezioni Primavera/Estate e Autunno/Inverno.

L’ESTATE:

In mancanza delle sopracitate caratteristiche, l’italiano è riconoscibilissimo anche in costume. A quanto pare, la moda del bikini spaiato è una moda esclusivamente tricolore. Non è poi così terribile, secondo me, può essere una soluzione comoda che permette più abbinamenti, ma forse agli occhi dei non italiani sembriamo solo daltonici o poco furbi. Senza dubbio il colore preferito dalla ragazza italiana sarà fluo, possibilmente con strass, frange, fantasie improbabili, o addirittura monospalla. Bello per carità, ma l’abbronzatura da “mi sono addormentato con la cintura di sicurezza allacciata” come la levi poi?

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Per l’uomo, che per natura è più semplice, basta dire che l’italiano, ahimè, è quasi sempre sinonimo di tamarro: più depilato della tua estetista, bisunto di olio abbronzante (talvolta anche sui capelli), anche lui con occhiale non proprio discreto, tracollina di Gucci, apre gli ombrelloni da solo e sposta il lettino in direzione sole, non importa chi o cosa incontri durante la sua rotazione da pollo arrosto. Ma voglio spezzare una lancia a vostro favore, anche per i meno belli, l’italiano sembra avere sempre quel qualcosa in più che vale la fama di Latin Lover, forse il fatto che comunque non sarete mai di colore roseo come un russo dalla pelle delicata con conseguente ustione di terzo grado nonostante la protezione 50.

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l’INVERNO

L’operazione “Sgama Italiano” si fa ancora più semplice d’inverno o comunque in città dalle temperature più basse. Ovviamente, più vestiti addosso = più dettagli e più errori da commettere. Da qualche anno ho notato la tendenza ad indossare la sciarpa sopra alla giacca ed in particolare intorno al cappuccio. Devo ancora capirne del tutto i pro e i contro, suppongo possa essere comodo per facilitare il continuo leva/metti, magari entrando ed uscendo da posti chiusi, forse terrà anche più caldo, visto che praticamente ci si strozza nei propri abiti, credo però che il risultato sia estremamente goffo. Già è difficile, quando si è pieni di strati, muoversi con disinvoltura, aggiungiamoci pure una specie di collare elisabettiano per cani e sembreremo reduci da un brutto colpo di frusta.

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Si dispera persino l’omino Michelin

Ma arriviamo ora all’ineguagliabile, irraggiungibile, inafferrabile (Lupin?) vetta della classifica. In prima posizione, campione indiscusso, sbaraglia a mani basse la concorrenza, più imbottito di un tacchino per il Giorno del Ringraziamento, più gonfio di tutti gli pneumatici che compongono l’omino Michelin, discendente di un sacco della spazzatura, piaga sociale, nemico del gusto, fastidioso alla vista, al tatto, all’udito… il piumino. Il piumino lucido. Un ammasso tondeggiante di piume che neanche lo scandalo Moncler è riuscito a fermare, perché tanto esistono quelli sintetici, che però sono inguardabili allo stesso identico modo. “Ma tiene caldo” dicono. Piuttosto mi metto addosso il plaid per uscire. Donne, uomini, bambini e bambine, se dovete proteggervi dal freddo, ci sono altri mezzi per farlo, il fuoco per esempio.

Francesca Mongioì

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4 pensieri su “Italiani: Pizza, Pasta e Piumino

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