Treccia-non-treccia

Per inaugurare il ritorno delle nostre bellissime acconciature, iniziamo oggi con una treccia-non-treccia dal risultato davvero spettacolare che in America, patria delle acconciature vistose e kitsch, viene denominata Pull-Through Braid, casomai voleste cercarla. Il significato di questo nome vi sarà chiaro non appena inizierò il tutorial.

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Eli è sempre entusiasta di posare per me come bambola vivente

Sebbene apparentemente sembri una comunissima dutch braid un po’ più cicciona, il procedimento alla base è completamente diverso. In ogni caso eccovi tre motivi per amarla:

  1. È mooolto più stabile di una treccia normale.Capirete a breve il perché.
  2. È resistente persino alle folate di vento più impetuose.
  3. Vi sentirete la gemella bruna di Elsa di Frozen.

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Occorrente:

  • Pazienza
  • Braccia Allungabili o pinza per capelli
  • Elasticini

REALIZZAZIONE:

Dopo che avrete scrocchiato per bene le vostre mani (preparatevi, è una cosa lunga), armatevi di pazienza, un’amica o eventualmente una pinza per capelli.

Per prima cosa prendete la sezione superiore dei vostri capelli, per capirci questo gesto molto naturale e fermate la sezione con un elastico.

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Dopo questo passaggio, fate la stessa cosa nella sezione immediatamente sotto.Vi resteranno quindi due piccole codine, una sopra l’altra.

Adesso dividete quella sopra in due ciocche (figura 1)e fate passare quella sotto in mezzo portandola verso l’alto (figura 2). Se tutto è andato come doveva, vi ritroverete una codina in faccia, che potrete fermare con una pinza per capelli.

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Alla coda divisa che avete sotto aggiungete un’altra piccola sezione di capelli e legatela con un elasticino. Ora vi basterà solamente ripetere all’infinito, martoriandovi con gli elasticini.

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Una volta completata la treccia non vi resta che allargare tutti gli anelli per ottenere un risultato davvero wow.

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La visibilità o meno degli elastici dipende molto dal vostro colore di capelli e dal colore che scegliete. Ingrandendo la foto dei capelli di Elisa due elastici trasparenti si vedono ma se fossero stati neri sicuramente l’effetto sarebbe stato diverso.

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In caso la mia spiegazione non fosse stata chiara al 100% vi consiglio questo video, la sua treccia è molto minuta rispetto al bombolone che potete creare ma i passaggi sono molto più chiari.

A presto chicas,

Gaia Ravazzi

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Se Papi ti compra la Reflex

Quanta verità in questo articolo, quanta verità…
“La dignità e la consapevolezza personale, dove le lasciamo?”

La Ciarla

“Nome Cognome Photography”: siate sinceri, quante volte vi è capitato mentre navigate su facebook di trovarvi davanti a queste pagine? Ebbene sì, a quanto sembra, siamo nell’era in cui tutti con una reflex in mano si sentono fotografi. Vuoi perché con il digitale e con i diversi modelli per ogni tasca, oggi giorno tutti possono avvicinarsi alla fotografia, vuoi perché avere una reflex fa figo, queste pagine spuntano come funghi.
Chiariamo subito che essere appassionati di fotografia va bene, è un’arte splendida, è magia, ma in tutto questo la dignità e la consapevolezza personale, dove le lasciamo?
¾ delle pagine in cui m’imbatto, hanno fotografie che andrebbero bene giusto per un social come Instagram, con effetti inguardabili, firme gigantesche che coprono tutta l’immagine che, cari i miei “fotografi” state tranquilli, non vi ruberebbe nessuno.
Ovvio, non nasciamo imparati e non voglio peccare di presunzione, ma forse prima di aprire pagine…

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Cosa succederebbe se vivessimo secondo le regole di Pinterest

Abbiamo deciso di inaugurare una nuova sezione dove condividiamo articoli interessanti in altre lingue quindi preparatevi perché l’italiano finirà tra poche righe e vi lascerò a questo simpaticissimo articolo ripescato da Buzzfeed. Se non conoscete Buzzfeed, conoscetelo.

Originally posted on Buzzfeed:

What Happened When I Lived According To The Pinterest Popular Page

As someone who has defended the site against its critics, I decided to dive in to try to find out if its reputation is deserved.

Chris Ritter for BuzzFeed

Since its launch in 2010, Pinterest has earned a reputation as a site for Mormon housewives, mommy bloggers, and basic white girls. I am a woman of color with a full-time job, I spend less than 30 minutes getting ready in the morning, and I still like Pinterest. Characterizations of the site as a “a churning cycle of interest, hope, inspiration, jealousy, desperation, despair and depression” always irked me because I think Pinterest is a useful bookmarking tool. The site had never made me feel bad about myself.

Then I discovered Pinterest’s “most popular” page, which is essentially a collage of white girls with impossibly great hair, superhuman nail art skills, and apparently enough free time to create a tidy basket of “postpartum supplies” for “every bathroom” in the house. Suddenly I could see where Pinterest got its reputation.

As someone who has defended the site but doesn’t really love Mason jars (though I do own a glue gun), I wondered what would happen if I tried to live according to the stereotype. Would it even be possible? Would it just be a series of Pinterest fails? Would living by the example of a site accused of putting too much pressure on women make me more or less happy?

For one week, I let popular tips from Pinterest dictate almost every aspect of my lifestyle.

– I cooked the most popular recipes.
– I used the most popular hair and makeup tutorials.
– I dressed in the style of the most popular fashion pins (wearing purchased, borrowed, or dug-from-the-box-labeled-“college” clothes).
– I spent my free time crafting, per the most popular DIY pins.
– I kept my home looking Pinterest-perfect using the most popular cleaning and organizing tips.

The pins I used had been repinned anywhere from 300 to 20,000 times and were all similar in style to other popular pins. I did these activities during traditional nonworking, noncommuting hours (so never between 8:30 a.m. and 6 p.m. on weekdays), plus two full weekend days.

Here are some things that happened — not in order by day, or even everything that happened, because trust me…it was a LONG week.

1. I spent one morning contouring my face. My husband couldn’t tell the difference.

I spent one morning contouring my face. My husband couldn't tell the difference.

Rachel W. Miller for BuzzFeed

Rachel W. Miller for BuzzFeed

I’ve never bothered with contouring, because there are very few occasions when I need to look like a Kardashian. Plus, as a biracial woman, it’s hard enough for me to find foundation that matches my skin tone, let alone makeup that intentionally doesn’t match my skin tone but then also magically blends together and look likes my skin tone.

After trying this popular tutorial, I wasn’t sure how I felt about it. I asked my husband what he thought; he stared at me for a long time and then said, “To be honest… I’m not sure I see the difference.” Then: “I mean, your cheekbones look more defined, but that’s really it.” I have no idea if this means I did it right or I did it wrong.

From one angle, I looked sculpted. From another angle, I looked dirty. Then the light hit me just right, and realized I look like a white girl who decided to go as me for Halloween and made the poor decision to darken her skin with makeup.

2. I felt like I was wearing SO MANY THINGS all at once.

PINTEREST PERSON

southerncurlsandpearls.com

ME

Rachel W. Miller for BuzzFeed

 All my Pinterest-inspired attire was similar to what I’d normally wear…with the exception that there was so much more of it. Why do I need a shirt and a sweater and a vest and a scarf? Why do I need to wear multiple chunky gold bracelets and a gold watch? I’d really prefer that the neighbors don’t hear me wipe.
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Trick or Treat

Signore e signori, Halloween è alle porte. Lo so che non ve ne eravate accorte, ma è così. Arrivano i pipistrelli, le ragnatele finte, i dolcetti… e i costumi. Già, i costumi. Quegli outfit che ogni anno progetto di studiare a puntino con settimane di anticipo, trovando idee originali e divertenti, e che finisco sempre per arrangiare con un cappellaccio da strega o un paio di corna di plastica. Siccome sono profondamente buona e SO che fra voi ci sono tante ritardatarie come me, eccovi qua sotto alcuni dei tutorial a tema horror che mi hanno più colpito e che quest’anno riuscirò a replicare (continuo a ripetermelo per convincermene). Ce n’è per tutti i gusti, quindi sbizzarritevi e diventate, per una volta, le più brutte della festa!

Zombie Boy, by MrDanielMakeup

Che MrDanielMakeup fosse bravo si sapeva, ma qui ha messo ulteriormente in mostra le sue doti artistiche: per riprodurre questo make-up non serve nessun prodotto introvabile e costosissimo, ma sicuramente una buona dose di pazienza e manualità.

Gouged out eye, by Makeup Delight

Che ci faccio con con una calza, del colorante alimentare e della colla per ciglia finte? Ovvio, un costume terrifichevole!

Strega dei corvi, by MissCreamyCreamy

Questo trucco è una figata, punto. E non ci vuole una manualità particolarmente eccelsa, il che mi rende felice alla sola idea di realizzarlo.

White nun (AHS: Asylum), by Michelle Phan

Questo è davvero, davvero semplice, anche se sicuramente d’effetto: l’unico ostacolo che potreste incontrare è la spesa per comprare la base bianco gesso, ma per il resto è una passeggiata.

Septic zombie, by LaCindina

Per coloro che si sentono particolarmente audaci ecco qualcosa che richiede un po’ più di fatica, ma il cui effetto finale è orripilante a dire poco.

E ora andate e spaventate, mie prodi! Non avete più scuse. 😉

Flaminia Russo

La storia delle sopracciglia

Ormai lo sapete, amiamo Federica di Indaco&Cannella, anche se da quando è migrata in Irlanda per l’Erasmus ha smesso di trattare quegli argomenti che più amiamo condividere diventando Irlandacentrica, passatatemi il termine.Dopo il suo recente annuncio riguardo l’uscita del suo primo libro I segreti di Mydeklaine (se siete curiose cliccate qui) abbiamo deciso di ripescare uno dei suoi articoli meno recenti sulla storia delle sopracciglia per riportarvi all’attenzione un dramma delle donne di ogni secolo.

Originally posted on Indaco&Cannella:

LA STORIA DELLE SOPRACCIGLIA

Qualche giorno fa stavo guardando mia nonna. Devo ammetterlo, è una cosa che faccio spesso e che mi dà sempre molti spunti di riflessione. Scrutando ogni suo dettaglio ho iniziato a pensare a come la moda si sia evoluta nel tempo, adattandosi costantemente e ai cambiamenti e ai gusti storici e culturali.

Mi sono resa conto che quando si inizia un viaggio nella storia alla scoperta delle tendenze più in voga in un determinato periodo, bisogna cercare di non fermarsi solamente agli accostamenti di colori discutibili e ai tagli di capelli improponibili che spesso vediamo nelle vecchie foto. Bisogna considerare l’insieme nella sua completezza.  In particolare, ciò che questa volta ha suscitato la mia curiosità sono state proprio loro: le nostre amate (e spesso odiate) sopracciglia.

Le sopracciglia sono un dettaglio fondamentale sul nostro viso, sono la cornice dei nostri occhi e ciò che ci aiuta a valorizzare lo sguardo. Puoi avere dei fantastici occhi color acquamarina o un perfetto taglio vagamente orientale, ma se Madre Natura ti ha creato con il monociglio e non fai niente per aggiustarti, non c’è trucco o eyeliner che tenga. Il tuo sguardo è rovinato.

Basta averne cura regolarmente e trattarle come le nostre migliori amiche per essere ripagate e beneficiare di tutta la loro riconoscenza. L’unico difetto è che, ahimè, loro si ricordano tutto. Quando inizi a riscoprire il tuo corpo, diciamo intorno ai 13/14 anni, e prendi a martoriarle spinzettando di qua e di là, creando archi asimmetrici e buchi che sono grossi quanto crateri lunari, non basterà semplicemente lasciarle ricrescere per cancellare ogni traccia dei tuoi misfatti. Eh no, loro continueranno ad esprimere il loro disappunto ricrescendo male, più sottili e storte, se ci dice bene, altrimenti sciopereranno per anni lasciandoti così, con un vuoto imbarazzante e decisamente esagerato proprio sopra il naso. E con ciò, addio allo sguardo magnetico che tanto volevamo realizzare. A questo punto, quasi rimpiangiamo il nostro caro vecchio monociglio!

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Ho realizzato tutte queste cose guardando mia nonna, che sfoggia le stesse sopracciglia fine e super arcate dalla seconda metà 1940. Le sue amichette, devo dire, sono decisamente vendicative e ormai lei ha deciso di arrendersi alla loro supremazia. Inutile forzarle a crescere come dice lei, sono troppo ribelli per cedere anche solo di un millimetro.

Sulla scia di queste riflessioni, oggi ho deciso di portarvi con me in un viaggio storico alla riscoperta della sopracciglia, troppe volte sottovalutate dalle belle donne dell’epoca. Come anno domini ho deciso di eleggere proprio il 1940, l’anno in cui la mia nonnina ha scelto quale forma avrebbe portato per tutta la vita.

1940

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Negli anni ’40 le sopracciglia si portano super depilate, sottili e arcate, come vediamo nelle foto. L’eleganza… adoro questo decennio!

1950

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Negli anni ‘50 le sopracciglia sono più folte, spesse e definite, decisamente più audaci, come testimoniano queste due intramontabili icone di stile: Liz Taylor (a sinistra) e Audrey Hepburn (a destra).

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Letture leggere, rilassarsi leggendo.

È lunedì. E già dopo le prime due parole, questo articolo è diventato noioso. Me ne rendo conto, ci sono parole che stimolano la narcolessia, ma, per favore, seguite il filo e non chiudete il link. Insomma, è lunedì. Tardo pomeriggio, piove, i capelli gonfi, il trucco sfatto, fame da lupi ma niente biscotti, altrimenti la palestra che la fate a fare? Rientrate a casa stanche morte, dopo la classica giornata di merda tra scuola, università, lavoro, la fila alle poste, le cavallette e le commissioni di vostra madre. A questo punto, dopo aver chiuso la porta, via le scarpe, in una mano la salviettina struccante, nell’altra i biscotti -al diavolo, alla faccia di Gisele e del suo disgustoso minestrone-, divano e tv spazzatura per rilassarsi.

gisele e minestrone

Giusto?

Giusto, anche io faccio parte della categoria “meglio mezza puntata di Chirurgia Estrema, tanto il libro -quello laggiù che mi fissa pesantemente, dato che sono ancora a pagina 63 dopo due settimane dall’averlo iniziato- non ce la faccio proprio a sfogliarlo stasera”. Ovviamente il nome tra le virgolette va letto tutto d’un fiato, anche perché una categoria che merita un nome così sviluppato deve essere una categoria importante e molto ampia.  Proprio per questo e proprio perché ne faccio parte anche io, vorrei parlarvi di una soluzione alternativa a quel degrado sociale de Il Contadino Cerca Moglie o dell’ennesima replica di Criminal Minds: chiamasi letture leggere. Non voglio star qui a scrivere d’aver scoperto l’acqua calda, mi spiego: letture leggere alternative a Vogue o all’ultimo libro di Sophie Kinsella (anche perché abbiamo capito che da I love shopping a I love shopping in bianco, fino ad arrivare a  I love shopping per il baby, prima o poi pubblicherà anche I love shopping per l’ospizio, ma vabbé, viva la creatività). Ciò che vi propongo qui, oggi, è di rivalutare, per chi non ci avesse mai pensato, i fumetti e i manga. Attenzione: non sto parlando di iniziare a leggere One Piece o Naruto. Ci sono fumetti e fumetti. Alcuni ne hanno solo la veste, perché i loro contenuti a volte sono più profondi e intensi di molti film e di molti libri. E quelli che vi consiglio io, sono questi:

DYLAN DOG

Avete bisogno di rilassarvi una mezzora? Siete sull’autobus e avete scaricato il telefono a forza di giocare a Subway Surfer? Oppure se semplicemente avete bisogno di una lettura da divano, vi consiglio il mio fumetto preferito, Dylan Dog. Sottovalutato dall’85% del mondo femminile, DD è nella top5 del fumetto italiano e viene letto anche all’estero. È semplice: c’è chi segue la storia dall’inizio, come me, e chi compra qualche albo (100 pagine) solo per vedere come se la cava Dylan, tra un caso e l’altro. Sì, perché Dylan è un indagatore speciale: lui indaga l’incubo. Ex poliziotto di Scotland Yard, dimessosi a causa dell’alcolismo, ora è un astemio e antitecnologico investigatore, che vive a Craven Road, nella Londra dei giorni nostri, col suo strambo assistente Groucho, comico fallito e immancabile spalla del nostro ragazzo. Dylan è anche un innamorato incallito, puntualmente lasciato dopo la prima notte dalla ragazza di turno…

-gli albi si trovano in edicola e nelle fumetterie-

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NANA

Penso sia il manga più bello che abbia mai letto in tutta la mia vita. Racconta la storia di due ragazze, agli antipodi, che casualmente si incontrano su un treno per Tokyo. Una si trasferisce per amore, l’altra per inseguire il suo sogno, diventare una rock star con il suo gruppo, i Black Stones. Dopo l’incontro sul treno si perdono di vista, ma si ritrovano qualche settimana dopo in un loft che entrambe volevano prendere in affitto. Si riconoscono, finalmente si presentano come si deve, ed esce fuori che portano lo stesso nome: Nana. Da qui la convivenza, l’amicizia, l’intreccio delle loro vite, tutte all’insegna di nana, ovvero del numero sette. Io mi ci sono rispecchiata molto, leggendo la loro storia riderete e vi commuoverete. Provate il primo albo, gli altri vi verrà spontaneo comprarli.

-è anche un anime-

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nana e nana

CORTO MALTESE

Non so se potrò cedervi così facilmente il mio fidanzato n.2, però almeno ve lo propongo, sperando che le sue avventure e il suo estro affascinante e misterioso non diventino famosi tra di voi come il suo nome. Corto Maltese è un marinaio dal passato annebbiato e dal futuro sempre incerto, che vive con passione il presente, pieno di incontri e di avventure sognanti. È uno gnocco da paura, quindi potete immaginare le sue conquiste, ma nonostante questo rimane un gentiluomo dall’animo cavalleresco. È un filosofo, o almeno Hugo Pratt lo rende tale, con le sue citazioni brillanti, che ci fanno riflettere sulla vita, sull’amore e sulla solitudine. Ogni albo contiene poco più di 60 pagine, si trova anche da Feltrinelli. Correte.

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DEATH NOTE

Per le amanti dei thriller psicologici e dei polizieschi, questo fa al caso vostro. Light Yagami, un giovane studente dalle doti geniali, trova per caso un quaderno dalla copertina nera, con una scritta bianca nel centro: Death Note. Leggendo le prime pagine, scoprirà che quello non è un semplice quaderno: è un dono del cielo, in particolare degli shinigami che lo abitano, che gli permetterà di fare giustizia, scrivendo su di esso i nomi delle persone che vuole uccidere. Ma prima o poi, ovviamente, verrà scoperto… E lo scontro con L., numero uno nelle autorità mondiali, non sarà semplice. Ogni albo/puntata (è anche un anime) è da togliere il respiro.

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ZEROCALCARE

Zerocalcare è la contemporaneità. Michele Rech, infatti, attraverso il suo personaggio e l’armadillo che lo accompagna, descrive la vita di tutti, i problemi di tutti e la quotidianità del singolo, facendoci ridere molto, tra l’altro. È la filosofia dell’uomo rassegnato, il pensiero dell’uomo comune, e l’originalità del luogo comune. Ci fa sentire alternativi, noi e le nostre strane situazioni di tutti i giorni, perché le scompone, le esamina e le mitizza, facendoci capire che alla fine non abbiamo bisogno di atti gloriosi e scelte estreme per risultare degli ‘eroi’ agli occhi degli altri. Basta solo ammettere di essere umani. Di sbagliare. E di riderci sopra.

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PARADISE KISS

Manga poco impegnativo, Paradise Kiss, ma anche poco comune: va ordinato online oppure ricercato in grandi fumetterie, dato che è conosciuto solo dai più esperti. Poco impegnativo non per via del contenuto, ma perché sono solo 12 albi. Yukari, detta Caroline, è una studentessa modello di uno dei licei più in vista di Tokyo. Un giorno, mentre passeggia per strada, viene fermata da Shoji, un musicista punk che studia moda allo Yaza. Lui le chiederà di fare da modella per il progetto del suo gruppo, il marchio Paradise Kiss. Inizialmente Yukari è contraria, ma dopo aver conosciuto George, cambierà decisamente idea. Anche questo manga ha il rispettivo anime.

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ORFANI

Da un’idea di Roberto Recchioni (attuale curatore di Dylan Dog), Orfani è un fumetto che va oltre qualsiasi aspettativa. Primo fumetto a colori della Sergio Bonelli Editore, tra le altre cose. Siamo in un mondo post apocalittico, distrutto da un devastante raggio energetico, il governo militare mette in salvo centinaia di bambini, provenienti da tutto il mondo. Li addestra, li divide in squadre, li mette a confronto con missioni durissime, durante le quali molti di loro perdono la vita. La squadra migliore, alla fine, risulta essere quella composta da cinque ragazzi, gli Orfani, che nella storia cresceranno e matureranno insieme: Jonas, il leader, nome in codice “Boy-scout”; Juno, l’allieva perfettamente addestrata e che cerca vendetta, “Angelo”; Raoul, il silenzioso osservatore che lavora da solo, “Eremita”; Sam, la più piccola ma la più letale, “Mocciosa”; e infine Ringo, il ribelle, il fuoriclasse, il “Pistolero”. Consiglio vivamente questo fumetto, sono due stagioni complete (ognuna di 12 albi) più la terza in uscita.

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orfani

Fatemi sapere se vi ho convinte! Enjoy

Claudia Castaldo

Claudia Castaldo

Claudie Castaldo

Poli opposti e recensioni controverse

In autunno il cinema inizia il suo periodo d’oro: tante le proposte interessanti, una di Poli opposti_01queste è Poli Opposti, opera di esordio del giovane regista Max Croci: Luca Argentero e Sarah Felberbaum sono protagonisti di una commedia romantica, leggera e dolce.

Stefano Parisi è un terapista di coppia, gentile, sorridente, educato: il giovane dottore cerca di ascoltare i suoi clienti per motivarli a ricomporre il proprio rapporto con il coniuge. Caludia Torrini è un avvocato divorzista, scontrosa, arrogante e cinica, ma soprattutto arrabbiata con il genere maschile.

Sognatore lui, forte e determinata lei, i due personaggi daranno vita a siparietti divertenti e coinvolgenti: inizia così uno “scontro”, sul pianerottolo in cui si trovano i loro studi e le loro abitazioni.

Non mancano momenti di riflessione in cui Stefano e Claudia, sempre più vicini, si confronteranno a cuore aperto.

Poli opposti_02

Spoiler

Nel cast anche altri personaggi interessanti come il famoso Dottor Beck, ex suocero di Stefano, psicologo e autore di libri di successo.

Poli opposti ha avuto un grande successo, con oltre 200 mila spettatori in una settimana, ma i giudizi sul web sono contrastanti: “film banale e scontato” secondo alcuni, ma per altri“piacevole commedia”. Voi cosa ne pensate?

“Poli opposti” (Italia, 2015) di Max Croci. Con Luca Argentero, Sarah Felberbaum, Giampaolo Morelli, Tommaso Ragno, Grazia Schiavo, Anna Safroncik ed Elena Di Cioccio.

Nelle sale da giovedì 8 Ottobre.

Laura Lorentini

“L’autunno è una seconda primavera dove ogni foglia è un fiore” cit

Dopo questa botta di cultura torniamo a parlare di ciò di cui ci occupiamo veramente: futilità, ma futilità belle.

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Ora che la stagione lo consente ho potuto finalmente fare un trucco con un bel rossetto scuro, in particolare volevo dare tridimensionalità alle labbra senza farle sembrare “finte”.

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per indenderci, non così

LABBRA:
Bene innanzitutto partire con le labbra ben idratate, quindi scrub periodici e prima di iniziare a truccarvi mettete un sottile strato di burro cacao, così che quando avrete finito il resto si sarà assorbito.

Primo step: matita labbra, per questo look ho usato Automatic Lip Pencil duo di Esteé Lauder, di una tonalità più scura rispetto al rossetto per dare l’effetto di tridimensionalità che cercavo. Anche se questo non fosse il vostro scopo, la matita trasparente andrebbe sempre passata per evitare che il rossetto, in un impeto di υβρις, esca dai confini impostigli.

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Secondo step: rossetto, steso con un pennellino nel mio caso (anche e soprattutto per un fattore igienico), da applicare con qualunque metodo purché vi ci troviate.

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Il fine giustifica i mezzi cit Machiavelli sull’argomento make up

A seconda della necessità, si può considerare di passare nuovamente la matita per delineare il contorno e sfumarla verso l’interno delle labbra per creare una sottile sfumatura che da tridimensionalità ed è così chic.

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Magari correggete con un cotton fioc le imprecisioni, non come ho STOLTAMENTE fatto io

Considerando che il trucco si incentra tutto sulle labbra, il resto del makeup deve essere proporzionato, per la base ho puntato sulla luminosità e per gli occhi su un effetto profondità non troppo aggressivo.

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BASE: Come base ho usato il primer pore professional di Benefit mischiato al matita contouringfondotinta liquido Kiko Universal Fit nella tonalità Light Beige, così da ovviare al problema principale dei primer “pesanti” come quello Benefit ossia la difficoltà di stesura e lavorazione del prodotto.

Dopo aver steso il fondotinta misto a primer, ho dato un leggero senso di profondità usando la penna per contouring di Sephora, che ha il pregio/difetto di essere leggerissima una volta sfumata.

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OCCHI: prima cosa primer –>Primer Potion re tutti i primer occhi, dopo di ciò ho usato due obretti dalla Naker 2:

Foxy è il primo, busted il penultimo

Foxy è il primo, pistol il quinto da destra

  • Foxy nella parte interna della palpebra e sull’arcata sopraccigliare per aprire lo sguardo,
  • Pistol dalla metà all’esterno dell’occhio, passandolo sul cut crease (dove la palpebra mobile incontra quella fissa), prendendo poi un pennello da eye liner ho applicato un po’ di obretto bagnato lungo l’attaccatura delle ciglia e a disegnare una piccola codina verso l’alto. Lo stesso ombretto è stato poi passato lungo l’attaccatura delle ciglia inferiori.

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Attenzione particolare, invece, alle sopracciglia, riempite e disegnate con l’umilissimo ma valido kit Essence:

02 natural blonde (in realtà il marroncino è più chiaro di come sembra)

02 Natural Blonde (in realtà il marroncino è più chiaro di come sembra)

Ebbene questo è tutto, madamigelle, spero che l’articolo sia stato di vostro gradimento!

Elisa Yoshitake

Fotografa: Gaia Ravazzi
Modella: Diana Berti

Il Plastron

Ammetto che non sapevo si chiamasse plastron

Usatissimo tra gli sposi, pare

Usatissimo tra gli sposi, pare

Un articolo di storia della moda che vi consigliamo vivamente di leggere,
FATELO

Racconti dal passato

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Buongiorno a tutti e ben ritrovati!

12138_176669882062_3107705_nDiamo inizio alla settimana con un post sulla moda! Oggi parliamo del Plastron. Vi starete chiedendo cos’è questa cosa con questo strano nome dunque non indugio oltre.

Il nome plastron deriva dall’impiego militare di questo ornamento, i due lembi della cravatta coprivano il petto nascondendo una parte di armatura che si chiamava appunto piastra, da qui il termine francese plastron.

Il Plastron nacque come “sciarpa da caccia”; un nastro in stoffa annodato intorno al collo che poteva servire in casi di emergenza per soccorrere cavalieri e cavalli: per fermare le emorragie, come per immobilizzare arti fratturati.

Il Plastron è un tipo di cravatta per uso sia maschile sia femminile; si riserva di solito alle occasioni particolarmente formali o importanti; si accoppia bene con il tight e con l’abito da giorno (morning suit).c38292e4c015365fa8acf60335f18e99

Il plastron moderno si indossa eseguendo un particolare nodo non stretto…

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Oscar 2016: i favoriti e cosa vedere questo inverno al cinema

Quanto suona bene la parola “Oscar”?

Per i cinefili come me, è l’unione di suoni più armoniosa che possa esistere, le diamo un valore unico, un’importanza che va oltre qualsiasi critica: O s c a r.

Eppure, come in tutte le cose belle, da qualche parte ci deve pur essere la fregatura. Nel nostro caso, la fregatura si chiama “Academy”, quel maledettissimo consiglio di critici e chi sa cos’altro che annualmente si riunisce e stabilisce chi sia degno di portarsi a casa La Statuetta e chi no. Quel maledettissimo consiglio che da vent’anni fa patire le pene dell’inferno al nostro adorato Leo e che non premia (e mai premierà) un regista del calibro di Scorsese solo per antipatia reciproca. Quello stramaledettissimo consiglio che puntualmente premia pellicole solo per i temi affrontati, senza considerare le competenze tecniche e le performance degli attori (cfr. 12 anni schiavo) Nonostante questo, ogni anno, noi appassionati stiliamo un totoOscar e iniziamo con le scommesse, in attesa della notte dorata.

Ora vediamo quali sono i favoriti e i film che sono assolutamente da NON perdere al cinema, questo inverno.

1. BLACK MASS di Scott Cooper

Biopic, nonché gangster movie, che potrebbe ricondurre Johnny Depp nell’Olimpo cinematografico. Condotto molto bene, intrigante, e Johnny sa come tenere la scena. Racconta la storia di James “Whitey” Bulger, criminale di origini irlandesi e fratello di un senatore (Benedict Cumberbatch).

black mass

2. TRUMBO di Joy Roach

Trumbo è un biopic. Ci narra la storia di Dalton Trumbo (interpretato dal grande Brian Craston, Breaking Bad), regista, scrittore e sceneggiatore americano, vissuto negli anni ’40 e ’50 e allontanato dal Sindacato degli Scrittori per via delle accuse politiche che gli erano state fatte. Ma Trumbo era realmente comunista?

trumbo

3. THE HATEFUL EIGHT di Quentin Tarantino Continua a leggere