Cos’è il lusso?

Il lusso è fare shopping in via Montenapoleone con la stessa facilità con cui si compra la frutta al supermercato. Il lusso è non essere messi in lista d’attesa da Hermes. Il lusso è comprare la stessa borsa super costosa ma in tutti i colori disponibili. Il lusso è ostentare o non ostentare?. O forse il lusso è concedersi un attimo di tempo per sé, levarsi lo smalto smangiucchiato da due settimane, avere un’ora libera per riposarsi e leggere un libro. Il lusso è trovare posto in metro nell’ora di punta.  Per altri il lusso è addirittura avere un pasto caldo. Insomma, il concetto di lusso può cambiare decisamente a seconda del punto di vista da cui lo guardiamo, può essere estremamente materiale o morale.

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Quello che posso dire io è che, se lavori in un negozio di lusso, tutto ciò che pensavi succedesse solo nei film, e anche peggio, succede davvero. E allora l’unica definizione giusta è che il lusso è follia, o si appropria di te, che cominci a pensare che una borsa che costa solo 500 euro sia da poveri, o ti lascia esterrefatto ogni giorno con la convinzione sempre più ferma di non voler diventare così.

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Di scene, personaggi, pretese improbabili, ne ho viste, sentite, e ne vedo tutt’ora, ma ho deciso di concentrarmi su un singolo episodio per farvi capire di cosa sto parlando, raccontandovi la scena che non dimenticherò mai, il momento in cui sono riuscita a stupirmi ancora, seppure ormai abituata a cinesi impazziti, russi che si ostentano a parlare russo anche se non li capisci, e gente che sbatte agli specchi.

LA LITE DELLE GEMELLINE FILIPPINE.

Inquietanti più o meno come le gemelle di Shining, le due adorabili sorelline, rigorosamente vestite uguali e distinguibili solo grazie a un fiocco di colore diverso fra i capelli, rendevano difficile la conversazione tra me e la loro madre che stava acquistando un portafoglio. Malauguratamente, nel mostrare vari modelli alla suddetta madre, ho tirato fuori una pochette in vernice fucsia che la signora ha pensato bene di usare come diversivo per distrarre le figlie e tenerle impegnate in qualcosa.Prada_Pochette_2013_4Accecate dalla lucidità della pelle e dal colore sgargiante, le due vanitose gemelline hanno cominciato a provarla a turno e a giocarci come se fosse l’accessorio di una Barbie, che addosso a loro ovviamente diventava una tracolla da viaggio causa proporzioni sbagliate tra borsa e bambine. Poi la tragedia. La bambina col fiocco rosa comincia a sbraitare, vuole che la madre le compri la pochette. La madre acconsente. La bambina col fiocco blu, come potevamo aspettarci senza troppa sorpresa, reclama di avere diritto pari alla sorella nel possedere la stessa identica borsa. Segue lite furibonda in filippino, dove chissà, forse avranno utilizzato come arma di difesa l’ordine di uscita dalla pancia della mamma, o magari la mamma ha proposto di comprarne una in due e prestarsela a giorni alterni. Ma per me la cosa importante era solo una: se la stavano litigando, strattonavano la borsa come fosse una gara a tira la fune, temevo per l’incolumità dell’oggetto dal valore economico non indifferente, poco mi interessava invece dell’incolumità delle due piccole pesti assatanate. Ed ecco che la madre si arrende e mi chiede “possiamo averne un’altra?” “Ma certo signora, controllo subito lo stock”. Inserisco il codice sul computer. Stock  1 . Tragedia.  Disgrazia. Sventura delle sventure. Mi appresto a dare la triste notizia… “Signora, è l’ultima”…pausa… “Non mi interessa, ormai gliel’ho promesso, controlli negli altri negozi”.

E’ LUSSO.

Allibita, ma fedele al motto il cliente ha sempre ragione, proseguo nella ricerca e trovo la pochette gemella in uno store a pochi passi, anche lì, l’ultima. Chiamo, chiedo conferma, e rassicuro la famiglia che troveranno la borsa messa da parte per loro. Tutto bene quel che finisce bene. Ma qualcosa non va, la donna sta per chiedermi qualcosa, e io so già cosa. Non vuole andare a prendere l’oggetto in un altro negozio, vuole che l’articolo venga da lei.

E’ LUSSO.

Ora, quando qualcuno ha richieste del genere, quello che si fa è importunare un malcapitato in stock – che senza dubbio sta facendo qualcosa di più utile – e spedirlo a fare il facchino, e se proprio sono troppo impegnati, mandarci un venditore libero, perché è sempre meglio che, eccetto situazioni critiche in cui solo voi potete permettervi di abbandonare la nave, rimaniate col cliente a farlo sentire seguito (come se non bastasse) e offrigli dello champagne per ammazzare il tempo e migliorare l’attesa. Mi pare il minimo.

E’ LUSSO.

Quel giorno fortunatamente la consegna non è stata così complicata. Le dolci seienni hanno avuto il loro giochino da 600 euro ciascuna, la signora si è ubriacata  allegramente con lo champagne offertole, e a me è spuntato un altro capello bianco per lo stress.

E vissero tutti ricchi e contenti.

Eh si.

E’ LUSSO.

Francesca Mongioì

Francesca Mogioi

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