“Escilo”, il cervello

Sono le 20 e in un impeto di riflessione serale ho deciso di scrivere un post sul blog. Accanto a me le dispense mi guardano implorandomi di essere aperte e il libro giace ancora caldo sotto il pc. La mia mente carica di studio è stata distratta dal web e da un articolo della Repubblica “”Escilo…il libro e studia”, la sfida dei selfie tra Milano e Palermo diventa virale”.In breve vi spiego cos’è successo è nato un contest tra università italiane che vede come protagonisti i floridi davanzali delle studentesse con scritto sopra il nome dell’università di provenienza.

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Le studentesse di Palermo e gli studenti hanno risposto a suon di libri per mostrare la vera realtà della vita universitaria, quella dei libri, delle notti insonni, dei “chiusoni”prima degli esami, del “non esco dal pigiama da 3 giorni”.

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Direte: che c’è di male in questo contest? In fondo è stata una loro scelta mettere in mostra il proprio punto forte, anche questo è slut shaming. Criticare una donna per le sue scelte, colpevolizzarla.Sei una donna anche tu, cos’hai da ridire?

Mi ha colpito molto nel mio navigare online il commento dell’amministratrice di un gruppo studentesco della mia università che ha scritto e si è rifiutata di pubblicare le foto e definendo quella in questione  “un’iniziativa assolutamente priva di scopo.

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Un commento simpatico, innocuo a mio avviso ma che fa riflettere sul perché di questa esigenza, sul quando abbiamo smesso di considerarci donne, cervelli pensanti, menti critiche. Il pensiero sarà impopolare ma dobbiamo rifletterci: perché il contest non vede disegni su tartarughe maschili? Perché ancora una volta è il corpo della donna ad essere mercificato?

Se l’avete fatto per ridere, per omologarvi, perché avete delle belle poppe che non ricevono abbastanza complimenti, pensateci. Pensate alle lotte di Emmeline Pankhurst e di tutte quelle donne che hanno lottato per i nostri diritti. Pensate che il secolo scorso alle donne non era consentito di laurearsi all’università,di iscriversi e che tutt’ora è ancora così in alcuni Paesi. Ci è stata data una cultura, un’istruzione per formarci un pensiero critico, usiamoli. Almeno nell’idea che vogliamo dare di noi.

Uniamoci alle studentesse e studenti di Palermo perché l’unica cosa da uscire qui è il cervello. Quello, i libri o qualsiasi altro reale oggetto di vanto. Le belle ragazze ci sono anche nella mia università ma quello che voglio sono ragazze intelligenti, compagne con cui parlare, fare amicizia, discorsi profondi, parlare di cinema, teatro, libri ma anche frivolezze. Compagne belle ma consapevoli della loro immagine e che mai e poi mai facessero del proprio corpo una merce.

Vi lascio un video sulla percezione del corpo femminile, su ciò che è stato trasmesso dai media nel 2015 negli Stati Uniti. Non fate lo stesso, scegliete come essere rappresentate.

 

 

Aperta ad ogni critica, commento e diversa posizione,

Gaia Ravazzi

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Pubblicato in: Moda

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