Perché nero non è sinonimo di bello?

C’è qualcosa di sbagliato nell’avere la pelle scura? Facile, ovviamente no. Non possiamo negare che per anni, secoli invece, qualcosa di “sbagliato” vi è stato trovato, è ancora così? Il mondo è andato avanti, anni di lotte per l’emancipazione e battaglie sociali hanno sicuramente portato l’eguaglianza davanti alla legge, ma si sa, l’uomo è un animale complicato e le consuetudini sociali che adotta sono spesso più forti di qualsiasi atto giuridico.

Questo preambolo vuole portare a parlare di un video promozionale che ho scovato su internet. Qualche settimana fa l’azienda di cosmetici tailandese Seoul Secret ha lanciato un nuovo prodotto di bellezza, Snowz. Per pubblicizzare il prodotto è stato creato un video dove l’attrice Cris Horwang dalla pelle molto chiara dice: “Nel mio mondo la competizione è feroce. Se non mi prendo cura di me, tutto quello che ho costruito, la bianchezza sulla quale ho investito, potrebbe scomparire”.

La ragazza parla di “bianchezza” come un investimento, una preziosa caratteristica da curare e da proteggere gelosamente. Ma andiamo per un attimo oltre. Ad un certo punto l’inquadratura del video si allarga e compare un’altra ragazza dalla pelle candida mentre quella della prima attrice diventa sempre più scura (ricordando attori “Blackface” ricorrenti negli Stati Uniti nel primo novecento che erano soliti truccarsi la pelle di nero ma in maniera evidentemente eccessiva e poco realistica, ndr).

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Ecco comparire magicamente fra le ragazze una confezione di Snowz e la pelle di Cris torna ad essere di un colore bianco candido e alla fine, soddisfatta dice: “Bianca per sempre, sono fiduciosa”.

Che in questa pubblicità ci sia qualcosa di clamorosamente sbagliato è evidente, ma quello che è ancora più innegabile è che la discriminazione c’è ed è ancora molto forte. Le donne asiatiche spendono ben 13 miliardi di dollari all’anno per i cosmetici che sbiancano la pelle, le cifre dell’Africa sono ancora più elevate (e inaspettate?!), basti pensare che il 35% delle donne sudafricane usa creme sbiancanti e il 75% tra le donne nigeriane. Questi dati sono poi accompagnati da altri che ne dimostrano la tossicità e gli effetti collaterali anche molto gravi; prodotti di questo tipo provocano: ocronosi, leucemia, diabete, cancro al fegato e ai polmoni.

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Chiaramente non esistono delle ragioni valide che giustifichino la discriminazione dei popoli con la pelle scura. Nel libro di Jared Diamond Armi, Acciaio e Malattie emerge che l’emarginazione delle popolazioni dalla pelle e dai capelli scuri sia iniziata nell’Africa del 1400. Cinque gruppi occupavano il continente: neri, bianchi, pigmei, khoisan e asiatici. I neri erano confinati nell’Africa centrale, la loro collocazione ha quindi contributo ad un iniziale isolamento prima geografico e poi sociale, li rendeva meno inclini al commercio, allo scambio e al contatto con le popolazioni bianche dell’Africa subsahariana ma, anzi, tendevano a sovrastare le minoranze che occupavano i territori centroafricani. Anche in tempi più moderni, negli anni delle colonizzazioni europee il popolo africano ha sempre mostrato un atteggiamento di chiusura nei confronti del colonialismo, in fondo abitavano nel continente con la più lunga presenza dell’uomo, per usare un’espressione di Diamond “un extraterrestre giunto sul pianeta 10000 anni fa non avrebbe esitato a predire un futuro impero africano con l’Europa ridotta a vassalla”; perché mai avrebbero dovuto espandere il loro territorio? Tutto questo all’orecchio dei conquistatori europei suonava come una nota stonata. L’estetica della superiorità del bianco sul nero è diventata lo stendardo dietro cui nascondersi per perpetrare interessi di natura economica e sociale.

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È una cosa all’ordine del giorno più di quanto pensiamo, specialmente nella moda o nelle pubblicità le celebrity vengono spesso photoshoppate e “rese più bianche”

In ogni caso, in Thailandia  nei confronti di questa pubblicità evidentemente offensiva sono seguite proteste a voce alta che hanno avuto come diretta conseguenza le scuse della casa di produzione del prodotto “sbiancante” e il ritiro della pubblicità (ma non del prodotto!).

Chiara Viti

 

 

 

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Pubblicato in: Moda

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