Perché abbiamo paura di usare la parola “femminismo”?

HeForShe, la campagna delle donne delle Nazioni Unite

Perché è scomodo parlare di femminismo? Per quale motivo esiste una generale tacita tendenza, nel mondo femminile, a voler evitare di essere identificate con questa parola? Quindi, cosa intendiamo per femminismo? È un concetto che nasce poco prima del XX secolo e che cresce, costituendosi nella sua essenza della ricerca della parità di genere fra uomo e donna. Movimento simbolo delle donne di tutto il mondo alle quali,  storicamente parlando, è stato assegnato (e -ahimè- continua troppo spesso ad esserlo) un bollino di inferiorità, sulla base di motivazioni non accettabili.

Ma allora, se queste sono le ragioni del femminismo, perché mai una donna in primis dovrebbe voler allontanare questa parola da sé? Se torniamo indietro con la mente di un paio di anni forse qualcuno ricorderà il discorso di Emma Watson (la Hermione di Harry Potter, ndr) di fronte all’audience delle Nazioni Unite, nel caso non sappiate di cosa si stia parlando ecco il link della lezione che la Watson ha saputo impartire in quell’occasione:

La Watson sfruttò quel discorso per presentare un progetto chiamato HeforShe, ovvero un    ovvero un movimento di solidarietà creato dalle donne delle Nazioni Unite per fornire un approccio sistematico alla questione della necessità della parità di genere invitando così le persone di tutto il mondo,  ad impegnarsi per costruire una visione condivisa di un mondo dove la parità di genere sia una realtà e dove non ci sia più bisogno di chiederla a gran voce ( Se volete leggere la descrizione ufficiale sul sito dell’organizzazione cliccate qui).

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Attraverso quel discorso ritengo che Emma abbia colto nel segno sin da subito;  la sentiamo dire: “più ho sentito parlare di femminismo, più ho capito che lottare per i diritti delle donne sta troppo spesso diventando sinonimo di odio nei confronti degli uomini” e continuare lapidaria “se c’è una cosa che so per certo è che questo deve finire”. Forse allora uno dei motivi fondamentali dell’odio nei confronti del termine “femminismo” è proprio questo, il fatto che questa parola stata strumentalizzata nei confronti di una lotta fra sessi che non ha ragione di essere. Se diciamo “femminismo” abbiamo il dovere di tener presente che questa è solo una parola, o meglio, avere la consapevolezza esprimendoci così non dobbiamo caricarla di un significato che non ha, spingerla via da noi o avere paura di usarla perché ci preoccupa l’idea di poter rimanere imprigonate in uno stereotipo che non sentiamo nostro.

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“Identificarsi come femministe sembra implicare un atteggiamento troppo aggressivo, anti–mondo maschile o addirittura non attraente” – continua Emma. Ma in fondo, è così importante il termine che usiamo per definirci o forse è più importante quello che siamo e quello che abbiamo da dire?  Se si è seguito il discorso fin qui la risposta non può che essere scontata. Ma allora, come possiamo riuscire ad essere femministe (piuttosto che preoccuparci di definirci o non definirci tali)?  Si può e si deve essere femministe ma insieme agli uomini, poiché un obiettivo così imponente come la parità di genere può essere raggiunto solo se ci si libera di ogni tipo di stereotipo sessista che, come la stessa Watson ci tiene a ribadire, non hanno e non continuano ad essere un ostacolo esclusivamente del mondo femminile ma anche di quello maschile.

Le donne sono state e continuano ad essere, seppure in modo diverso, discriminate tanto quanto la spada di Damocle dello stereotipo del maschio alfa ha condizionato quello maschile. La battaglia femminista deve avere il coraggio di liberarsi dalla tendenza che fare l’interesse delle donne sia rifiutare o allontanare l’universo maschile. Donne e uomini, in conclusione, devono avere la possibilità e la libertà di esprimersi per quello che realmente sono nel lavoro, nei rapporti con gli altri e nella società in generale, di dare e ricevere lo stesso rispetto. La strada è ancora lunga, nessun paese nel mondo può dire di aver raggiunto questo tipo di traguardo ma a volte basta solo cambiare di quale millimetro la propria prospettiva e non continuare a dibattere sulla semantica, smettere di fare demagogia e concentrarsi in modo analitico su quello che si deve e si può, con le giuste strategie, realizzare.

Chiara Viti

 

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Oscar 2016: le nostre pagelle fashion

Nei giorni successivi alla cerimonia degli Oscar, c’è grande fervore sul web, tra infiniti commenti, critiche, gioie e amarezze per l’assegnazione dei premi, o più frivoli scambi di opinione sui look sfoggiati sul red carpet dalle star. Non parlerò della festa mondiale dedicata a Leonardo Di Caprio, che tanto per non lasciare mai l’atmosfera di ridicolo e paradossale che questo povero ragazzo e grande attore ha dovuto subire fino ad oggi, si potrà festeggiare solo ogni 4 anni (che poi non è vero, perché in America era 28 Febbraio, siamo noi che abbiamo colto la palla al balzo per continuare a prendere in giro il buon Leo). Non parlerò nemmeno del merito, perché io The Revenant non l’ho visto, ma ho sentito e letto un bel po’ di commenti quasi tutti poco entusiasti, però ormai, con tutti i filmoni e le interpretazioni magistrali che ci ha regalato, secondo me a questo punto l’Oscar lo avrebbe vinto pure col remake di In viaggio con Pippo.

Ammettetelo: avete scommesso, avete fatto il TotoOscar, avete organizzato una nottata Bingo a base di caffè e festeggiato la proclamazione di Miglior Attore come quando l’Italia ha vinto i mondiali, con tanto di video reaction in diretta, alcuni veramente degni di nota.

Chiusa l’indispensabile parentesi Leo, i giudizi non finiscono qua. Perché la verità è che ci piace giudicare, ci piace quella sensazione di sederci sulla panchina in piazza e commentare senza ritegno tutti quelli che passano. C’è un animo da suocera pettegola in ognuno di noi.

E allora sediamoci su questa panchina, che affaccia proprio sul red carpet. E diamo libero sfogo alle opinioni, tanto noi quegli abiti, belli o brutti, non li indosseremo mai, ma che dico gli abiti, non potremo mai permetterci nemmeno il fondotinta di Lady Gaga, che costerà quanto la mia macchina.

Avvalendomi di un immeritatissimo potere mi permetterò di decretare i vincitori dei migliori e peggiori outfit della serata.

And the Oscar goes to…

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Brie Larson, lei l’Oscar l’ha vinto davvero, meravigliosa e semplice la cascata di rouches bluette del suo abito Gucci, impreziosito da un’importantissima cintura gioiello.

Effettivamente quest’anno la semplicità è stata la vera vincitrice. E per semplicità non parlo certo della lavorazione dell’abito ma piuttosto delle linee pulite e dell’effetto finale del total look. Basti pensare all’abito smeraldo di Saoirse Ronan in Calvin Klein, davvero mozzafiato, risultato scintillante e lussuoso ma estremamente elegante, sexy ma non volgare la schiena scoperta. Effetto sirenetta per lei, insieme a Naomi Watts in Armani Privé, altrettanto brillante e chic con sfumature dal blu al magenta e ancor più “illuminata” grazie a un meraviglioso collier di diamanti. Semplice, ma estremamente sensuale, anche Rachel McAdams, che indossa un abito verde in seta di August Getty, con tanto di strascico e spacco notevole, anche per lei un’intrigantissima schiena in vista, perfetta fino all’ultima dettaglio nella scelta di gioielli, scarpe, trucco e parrucco.

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OSCAR 2016: FINALMENTE LEO, FINALMENTE MAESTRO

E niente, ho fatto la nottata in bianco ma alla fine ce l’ho fatta.

Bibitone di caffè in una mano, telefono per seguire la cerimonia su Snapchat nell’altra ed ecco come si è svolta la mia magica notte dorata del 28 febbraio scorso. Innanzitutto vorrei dedicare un pensiero a quelle tre squisite persone che qualcuno ha definito “esperti di moda”: in primis, di che moda stavano parlando?

E, soprattutto, che cosa avranno mai fatto di così terribile ai loro doppiatori per meritarsi uno scempio del genere? Okay, chiusa parentesi.

Questa cerimonia degli Oscar mi ha aperto un mondo: voi sapevate che il red carpet si svolge di giorno? Io sinceramente pensavo che iniziasse verso le 19 e che si svolgesse tutto di sera con delle luci potentissime provenienti dall’alto per permettere ai fotografi di scattare le loro foto in alta definizione, nonostante il buio.

Il red carpet sembrava infinito: c’era Jennifer Lawrence, con un biondo pazzesco e un abito in nudo e pizzo nero di Dior; c’era l’incantevole Alicia Vikander in Louis Vuitton, Kate Winslet in un abito a sirena nero lucido di Ralph Lauren, una raggiante Soairse Ronan in un bellissimo abito verde irish di Dior; Rooney Mara in pizzo couture firmato Givenchy by Tisci, un abito lilla sognante per Heidi Klum in Versace; una classica (forse troppo, da risultare quasi noiosa) Lady Gaga in abito bianco di Brandon Maxwell. Continua a leggere

GOLDEN GLOBE 2016: RED CARPET ALL’INSEGNA DELLA SOBRIETÀ E #LEONARDODAIVINCI!

Questo 2016 comincia bene per Leonardo Di Caprio: finalmente riesce ad ottenere il premio al miglior attore protagonista in un film drammatico, grazie all’interpretazione de Il Redivivo (The Revenant, dal 16 gennaio nelle sale italiane) e si spera che questo sia solo il trampolino di lancio per il tanto atteso Oscar.golden-globe-20161.jpg

Alejandro Gonzáles Iñárritu non esce vincitore di un’unica statuetta: il suo The Revenant, infatti, non delude le aspettative e riceve anche il premio alla miglior regia e quello al miglior film drammatico, il che fa sperare sempre più in una seconda vittoria a febbraio. Che sia la volta buona per Leo e una doppietta per il regista? (cfr. Birdman, miglior film/miglior sceneggiatura originale/miglior regista Oscar 2015)

Durante questa serata abbiamo assistito anche ad una vittoria italiana: il Golden Globe alla miglior colonna sonora è stato assegnato al maestro Ennio Morricone che, grazie al lavoro svolto con Quentin Tarantino in The Hateful Eight (nelle sale italiane dal 4 febbraio), riceve la terza statuetta americana (cfr. Golden Globe 1999 alla migliore colonna sonora per La leggenda del pianista sull’oceano e premio Oscar 2007 alla carriera).

Il premio alla migliore attrice protagonista in un film drammatico è stato assegnato a Brie Larson (Room), inaspettato visto che la critica aveva dato per scontato la vittoria di Cate Blanchette per l’interpretazione in Carol. E ancora, Jennifer Lawrence che, come tutti immaginavamo, ha di nuovo conquistato il premio alla migliore attrice protagonista in un film commedia con la sua ennesima e coinvolgente interpretazione, terza collaborazione con il regista David O. Russell, stavolta in Joy (dal 14 gennaio, al cinema).giphy-2.gif

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VIP: Very Important Pets

Sempre più star del momento vengono paparazzate mentre portano il proprio cane a passeggio oppure postano su Instagram foto con animali di ogni genere. I più tradizionalisti scelgono un gatto o un cane come compagno di vita e di coccole- pensate agli iconici gattini di Taylor Swift Meredith e Olivia- mentre altri optano per animali più esotici come la scimmietta di Justin Bieber o alla pantera del compianto Michael Jackson.
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Un fatto che colpisce sempre molto è la somiglianza tra le star e i propri animali, come ad esempio quella fra la bellissima attrice Blake Lively e il maltipoo Penny, sua esatta copia in miniatura.

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Date un’occhiata alla diva Lady Gaga insieme alla piccola Asia, due vere anime gemelle. Sembra che il cucciolo di bulldog della cantante stia per lanciare una nuova linea di abbigliamento e cibo per cani.Chissà se avrà preso lo stile dalla “mamma”?(ogni commento in merito sarebbe superfluo ndr)

The Creeper: la nuova collezione di Rihanna per Puma 

Vi piace Rihanna ed il suo stile particolarissimo? Bhe a noi sì, perciò dobbiamo rendervi partecipi del fatto che ha appena creato una collezione per Puma, leggete qui:

The Trendy Diary

In data 15 settembre è iniziata la collaborazione tra il brand Puma e la bellissima Rihanna.La cantante, nominata creative director del marchio, ha disegnato la sua prima collezione di sneakers chiamata Creeper.

Obiettivo principale è quello di riportare in auge la musica e la moda dell’epoca punk che ha caratterizzato la fine degli anni ’80, coniugandola alla tradizione sportiva di PUMA.

Ecco che il modello più tradizionale di senaker del brand, viene modificato con l’uso della suola platform (o creeper) abbinata alla classica tomaia in suade.

Nella campagna per il lancio della collezione, Rihanna è stata fotografata con Travi$ Scott, suo amico e anche produttore discografico.
Il modello Black/White, in edizione limitata, è già in vendita sul sito Puma, mentre a partire da venerdì 18 settembre lo sarà in alcune boutique selezionate dal brand. Per poterle acquistare nelle nuance Black/Black/Gum e Gum/Gum si dovrà invece aspettare…

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I look che ci faranno rimpiangere l’estate

L’estate è finita, siamo tornati tutti in città e certamente non sono mancate durante questa estate 2k15 (ora va di moda scrivere così ndr) pubblicazioni su tutti i social degli influencer o dei blogger più famosi riguardo le loro vacanze e, soprattutto, i loro outfit .

I personaggi che ci hanno regalato i look più belli sono sostanzialmente anche quelli più giovani. La fotografa di moda Nima Benati che ha puntato su look sexy che mettessero in evidenza la sua fisicità molto femminile, ha bucato gli schermi dei nostri smartphone con abiti lunghi, molto scollati, dalle fantasie floreali e colori sgargianti. Tra i tanti forse uno dei più belli è stato l’abito indossato durante la sua vacanza a Favignana: un abito a fondo bianco con stampa floreale verde, sexy e romantico allo stesso tempo. Un altro abito notevole indossato sempre da Nima è quello lungo, con motivo orientale, indossato durante la sua vacanza in Thailandia.
Diciamo che a mio parere Nima Benati ha vinto the Best Summer Look.
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Un altro influencer che ci ha regalato ottimi spunti è Marco Ferrero, o più conosciuto come con Iconize : t-shirt, pantaloni da basket e sneakers sono stati i suoi tre capi must, mentre stampe grafiche e frasi ad effetto i dettagli che rendevano I suoi Look mai simili e sempre anticonvenzionale. Il suo look giovane e informale mi è davvero piaciuto e penso che sia facile anche prenderne spunto, perciò: chapeau, Iconize.
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Kate Moss e Cara Delevingne: insieme per la nuova campagna di Mango  

Le linee di Mango ci piacciono sempre.Oggi condiviamdo questo articolo di Francesca di The trendy diary che vede come protagoniste della campagna due vere icone: Kate Moss e Cara Delevigne.Noi non vediamo l’ora di assaltare i negozi e voi?

The Trendy Diary

Bellissime, top model ed entrambe inglesi, Kate Moss e Cara Delevingne, dopo Burberry, lavorano ancora assieme come testimonial della nuova campagna pubblicitaria di Mangosponsorizzata sul web attraverso l’hashtag #somethingincommon.

Il marchio spagnolo ha scelto come location il Canada e, precisamente, la città di Toronto che fa da sfondo al servizio fotografico realizzato da Inez e Vinoodh, i due artisti che hanno prodotto anche lo spot televisivo che accompagna il lancio della nuova collezione con sottofondo la canzone “Girls, just want to have fun”, a sottolineare il carattere giovane e moderno dell’intera collezione.

I capi-chiave di questa capsule sono sicuramente il poncho con le frange,la camicetta di chiffon e i pantaloni a zampa: tutti richiami ad uno stile anni ’70!

Non ci resta altro che acquistare i capi recandoci negli store Mango o, più comodamente, sul sito online.


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VMA 2015: hard candy

Uno degli eventi più attesi tutto l’anno finalmente è arrivato, finalmente si è svolto, ma –più di tutto- finalmente è pronto per essere commentato. Sì. Perché alla fine non importa chi vinca il tanto desiderato astronauta, i VMA si attendono con ansia per il loro incontestabile potere di garantire notizie esclusive: dal red carpet, ai presentatori, alle esibizioni, fino all’ardua decisione di stabilire chi siano stati i più degni di nota della serata.

Quest’anno, purtroppo o per fortuna – dipende dai punti di vista – tutto si è svolto intorno ad un unico grande sole, Miley Cyrus. L’ex Disney girl, infatti, da disturbatrice per eccellenza si è trasformata in conduttrice d’eccellenza, incentrando intorno a sé ogni momento dello spettacolo su palco e non: ben undici cambi d’abito, tutti estremamente hard & hot, esibizioni con drag queen e l’annuncio a sorpresa dell’ uscita del suo nuovo album, con download online gratuito, tra l’altro. Tutto imbellettato da colori sgargianti e caramellosi (talvolta ricordanti lo stile di Katy Perry), innumerevoli accessori e vagonate di provocazioni. Puro trash, insomma. Ma del resto, finché è firmato Cyrus, il trash a noi piace, per cui restiamo in silenzio e osserviamo compiaciute.

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Quindi okay: Miley oltre a ragazzina prodigio, grande voce e grande carisma, s’è dimostrata anche una conduttrice con un grande potenziale (e con un grande lato B, aggiungerei).

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E il resto? Il red carpet, come ogni anno, è bello perché è vario: oltre a una dozzina di ospiti sconosciuti e piuttosto scialbi – tra cui Frankie Grande, fratello della più nota Ariana, il quale fa parlare di sé unicamente per la sua costante efficacia nello scegliere abiti raccapriccianti -, ecco il top e il flop di quest’anno. Continua a leggere

Bikini: 5 trend del 2015

Prima l’invenzione del trikini, poi il ritorno dello stile vintage ed infine l’invasione del fluo le mode che riguardano i bikini invadono le spiagge di prepotenza. Quest’estate le passerelle propongono una serie di trend decisamente originali:

Maniche lunghe

Sì,maniche lunghe per i costumi, onestamente una buona idea per un party in piscina o comunque per un’uscita serale, certo non per prendere il sole.

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bikini con pettorina lavorata

Come al solito, non l’ideale per prendere il sole, ma decisamente stilosi (e probabilmente più comodi e stabili in acqua)

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frange

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