Si sta come a primavera. L’escursione termica. La tachipirina

Ebbene sì bella gente, è arrivato il periodo dove non hai la benchè minima idea di come vestirti per affrontare una bella giornata di bufera, sole caraibico, diluvio universale e bronchite. MERAVIGLIA.

Ma non disperate perché a rendere migliore la giornata sarà sicuramente la mia nuova collezione PLANTS, una serie di scarpe a prova di pollice verde!

Sopratutto questa:

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Quindi lasciate la negatività nei vostri letti e godetevi la nuova collezione di Collezionemista!

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OSCAR 2016: FINALMENTE LEO, FINALMENTE MAESTRO

E niente, ho fatto la nottata in bianco ma alla fine ce l’ho fatta.

Bibitone di caffè in una mano, telefono per seguire la cerimonia su Snapchat nell’altra ed ecco come si è svolta la mia magica notte dorata del 28 febbraio scorso. Innanzitutto vorrei dedicare un pensiero a quelle tre squisite persone che qualcuno ha definito “esperti di moda”: in primis, di che moda stavano parlando?

E, soprattutto, che cosa avranno mai fatto di così terribile ai loro doppiatori per meritarsi uno scempio del genere? Okay, chiusa parentesi.

Questa cerimonia degli Oscar mi ha aperto un mondo: voi sapevate che il red carpet si svolge di giorno? Io sinceramente pensavo che iniziasse verso le 19 e che si svolgesse tutto di sera con delle luci potentissime provenienti dall’alto per permettere ai fotografi di scattare le loro foto in alta definizione, nonostante il buio.

Il red carpet sembrava infinito: c’era Jennifer Lawrence, con un biondo pazzesco e un abito in nudo e pizzo nero di Dior; c’era l’incantevole Alicia Vikander in Louis Vuitton, Kate Winslet in un abito a sirena nero lucido di Ralph Lauren, una raggiante Soairse Ronan in un bellissimo abito verde irish di Dior; Rooney Mara in pizzo couture firmato Givenchy by Tisci, un abito lilla sognante per Heidi Klum in Versace; una classica (forse troppo, da risultare quasi noiosa) Lady Gaga in abito bianco di Brandon Maxwell. Continua a leggere

Recensione 22.11.63

Ciao a tutti, sono stata un po’ lontana dagli articoli, perché la combinazione lavoro-studio-impegni vari mi hanno tenuta  veramente impegnata!

Per farmi perdonare, vi porto una recensione doppia: questo mese vi parlo di “22.11.63” di Stephen King, edito dalla Pickwick e della omonima serie TV.

Iniziamo dalla trama: la storia parla di un professore di inglese Jake Epping, cui viene data la possibilità di viaggiare nel tempo per impedire l’assassinio del Presidente John Fitzgerald Kennedy.

Jake si avventura così nei favolosi anni 60, dove il cibo è più buono e costa meno, i costumi sono morigerati, c’è tanta nuova musica e speranza per il futuro; ma c’è anche molta diffidenza e pregiudizi che oggi consideriamo (o quantomeno dovremmo considerare ndr) inaccettabili: gli uomini di colore sono trattati come feccia e le donne vivono ancora una condizione di sottomissione.

 Jake – nel passato George Amberson – inizia con fatica ad ambientarsi, cercando di non distrarsi troppo dalla propria missione e fermare Lee Harvey Oswald, ma ovviamente il compito si rivelerà pieno di insidie, come in ogni thriller che si rispetti.

 Cliccate sul video per sapere le mie opinioni!

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I libri di dicembre

Ciao a tutti,image_book
finalmente a novembre l’infame “reading slump” (blocco del lettore) mi ha abbandonata, e sono riuscita a dedicarmi un pochino di più alla lettura rispetto al mese precedente.

Mi ero prefissata di leggere tutte le Cronache di Narnia, perché non le avevo mai lette da bambina, e sono quasi riuscita nell’intento, complice l’idea geniale di aver messo tutti i romanzi sul Kindle, invece di leggerli nell’edizione cartacea che li includeva in un unico volume.image

Un altro libro che ho letto è stato Siamo tutti fatti di molecole perché mi serviva una lettura veramente tenera e senza pretese, che mi ha ricordato molto Wonder nello stile e nei contenuti.
Spero di farvi presto una recensione approfondita !

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Piuttosto perdonare un brutto piede che delle brutte calze

  1. I leggins non sono pantaloni, e questo lo abbiamo capito.
  2. Il blu e il marrone non si abbinano col nero, e questo lo abbiamo capito.
  3. Le spalline in silicone devono essere abolite dal mercato, e questo lo abbiamo capito.
  4. Le calze color carne sono l’orrore del secolo, il male di vivere, la piaga della società, ma questo non lo abbiamo ancora capito. Non tutte, perché?

Sarà che forse l’unica cosa che mi fa rabbrividire più delle calze color carne è sentire qualcuno che sbaglia un congiuntivo.

E se fa freddo?” “E se ho un vestito blu e quindi per la suddetta regola del buongusto non posso abbinare delle calze nere?” I don’t care, bitch.
Se hai coraggio di indossare tale obbrobrio, avrai anche il coraggio di uscire senza calze, come fanno le svedesi in vacanza a Roma a febbraio.

Che poi, tanto, venitemi a dire che vi tengono caldo. Non vi crede nessuno. Venitemi a dire che coprono le imperfezioni, ma se non vi siete depilate si vede eccome. Venitemi a dire che Kate Middleton le indossa e Karl Lagerfeld le ha fatte indossare alle sue modelle in passerella.

Punto primo: voi non siete ne Kate né Karl.

Punto secondo: una è  inglese (e in quanto tale non si sa vestire), ricopre un certo ruolo per cui alla fine le calze della nonna completano bene il suo stile granny fatto di tailleur e cappellini color pastello.

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Suffragette: la riscoperta cinematografica del movimento femminista

L’attrice tre volte premio Oscar Meryl Streep nella pellicola Suffragette è Emmeline Pankhurst, leader del movimento Women’s Franchise League dal 1889 al 1928, anno della morte durante il quale è stato concesso nel Regno Unito il voto anche alle donne. La centralità del film è riservata però all’attrice Carey Mulligan, che interpreta  Maud Watts giovane lavandaia di 24 anni che viene avvicinata da un gruppo di attiviste di cui entra a far parte. Una delle attiviste, Alice Haughton, moglie di un parlamentare che nel film è interpretata dall’attrice Romola Garai, invita le donne dalla lavanderia in cui lavorava anche Maud, a manifestare fuori dal parlamento in difesa dei diritti delle donne e in particolare per chiedere il diritto di voto.

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In quell’occasione la polizia reagirà alla manifestazione con violenza e imprigioneranno Maud e altre donne per alcune settimane. Questo atteggiamento di repressione,  come la storia ci insegna, non ha fermato il movimento suffragista in Gran Bretagna (dove è ambientato il film) come nel mondo; dal 1865 infatti milioni di donne si sono battute per il diritto di voto e il riconoscimento della piena dignità delle donne, ma prima di tutto si era consapevoli che per arrivare ad una conquista così importante era necessario cambiare la società, allora come oggi.

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Nel film è inserita anche la storia di un’altra suffragetta Emily Davison coinvolta nei disordini del 1913 cui venne dedicata un’edizione speciale del quotidiano The Suffragette. Nel 1918, la prima grande conquista: il parlamento del Regno Unito approvò la proposta del diritto di voto alle donne limitato però alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti di età (sopra i 30 anni, ndr) e più tardi con la legge del 2 luglio 1928, il suffragio fu esteso a tutte le donne del Regno Unito. La prima donna eletta al parlamento del Regno Unito fu Lady Nancy Astor, originaria della Virginia ma che aveva acquisito la cittadinanza del Regno Unito sposando nel 1906 il ricco visconte Waldorf Astor.  La Astor fu proclamata deputato per il partito conservatore il 1º novembre 1919. Per quanto riguarda l’Italia ricordiamo che il percorso fu in parte rallentato dall’unificazione avvenuta nel 1861 e solo nel 1919 le donne ottennero l’emancipazione giuridica.

Mentre aspettiamo la distribuzione italiana del film, già dal trailer molto esplicativo ci si può spingere ad una serie di considerazioni e riflessioni sulla fatica che nella storia tante donne hanno fatto, per ritagliarsi con dignità uno spazio nel mondo della politica, del lavoro e delle istituzioni.

Quelle donne hanno sacrificato gran parte della loro vita a lottare per i loro diritti ma per garantirli soprattutto anche nel futuro, hanno fatto sì che il potenziale delle donne fosse riconosciuto al pari degli uomini. Siamo nel 2015 e il frutto delle lotte di quegli anni è sicuramente evidente, ma l’uguaglianza che viene proclamata costituisce veramente la realtà dei fatti? Un video creato da ELLEUK TV può forse in parte rispondere a questo interrogativo.

 

Chiara Viti

Vedere i film nuoce gravemente alla salute – delle persone emotive –

Nel tempo libero mi piace sedermi sul divano e guardare un bel film. Potrebbe risultare una frase banale, se non fosse che ad esprimerla sia una persona come me.

C’è chi li vede per noia, chi lo fa per addormentarsi, chi li apprezza senza sbilanciarsi troppo. Ci sono persone che vedono film solamente per farsi un sano pianto di sfogo, quelli che lo fanno per non pensare, quelli a cui serve un passatempo dopo cena.

Poi ci sono le persone emotive, che durante quei 120 minuti circa si immergono nello schermo e vivono con i personaggi le loro vite, io faccio parte di quest’ultima categoria. Accompagnati dalle migliori colonne sonore, camminiamo per le strade di New York, per Central Park, nella fredda natura dell’Alaska insieme a Supertramp, su spiagge incontaminate e paradisiache o in qualche paesino europeo dall’aria autunnale, bevendo caffè a portar via.

Ci immedesimiamo, proviamo le emozioni del personaggio che sentiamo più a noi vicino, e alla fine, quando ci rendiamo conto che ai titoli di coda quel che ci rimane è una pila di piatti da lavare e un libro da studiare, ci sale una malinconia infinita,oltre che un pianto singhiozzante con tanto di sguardo fisso verso lo schermo nero con le scritte bianche in movimento. Iniziamo a pensare alla nostra vita, alle nostre giornate, a quanto siano piatte e monotone in confronto alle avventure e alle storie dei protagonisti dei nostri film.

Questo è quello che succede post-visione. Ai più sembrerà una scena esagerata, “tanto è solo un film”, eppure di persone così al mondo ce ne sono, e, per fortuna, qualcuna è mia amica.

L’ultimo post-movie feel l’ho avuto la settimana scorsa dopo aver visto Begin Again (alias “Tutto può succedere”), commedia musicale/romantica di John Carney, con Mark Ruffalo, Keira Knightley e Adam Levine. Apparentemente una pellicola scialba con una trama vista e rivista, mi ha sorpreso proprio perché sottovalutata: dato che di questi tempi commedie romantiche brillanti non ce ne sono, intese in modo da poter essere paragonate a Harry ti presento Sally o A piedi nudi nel parco. Non aggiungo altro per evitare spoiler, però vi consiglio vivamente di vederlo o almeno di ascoltare la sua colonna sonora.

Questo è stato solo l’ultimo di una lunga serie: a partire da Il matrimonio del mio migliore amico a Le ali della libertà, Casablanca e Scent of a woman, per arrivare a Il lato positivo, Manhattan, Come eravamo, tutti i film di Ozpetek, Her, e sì, anche Bridget Jones, come molti altri. Sono storie dense, storie di vite vissute con intensità, con o senza consapevolezza. E quando parlo di intensità, non parlo di avventure immaginarie ma di quotidianità, spezzoni di vita che ci sembrano così lontani solo perché c’è l’atmosfera giusta, la musica giusta, il bar giusto, la bevanda calda sorseggiata mentre si legge quel libro che si vuole leggere seduti in quel café con le poltrone morbide, la corsa mattutina circondati dal verde e dai grattacieli, la passeggiata notturna per le strade del centro ascoltando qualche musicista di strada suonare il suo sax.

O forse ciò che ci manca è semplicemente quell’attitudine vincente, quella che ci permetterebbe di affrontare qualunque cosa, quella che noi vorremmo avere ma che non abbiamo il coraggio di tirare fuori.
Proprio per questo, durante l’arco delle giornate facciamo in modo di creare la nostra storia, immaginando la nostra colonna sonora (io me la canto quasi sempre da sola e non solo quando non posso usare le cuffiette), facendo training autogeno e fantasticando sulle centinaia di cose che potrebbero accaderci durante la giornata, risultando molto spesso bizzarri agli occhi degli inconsapevoli, ma anche a quelli di chi ci conosce, e anche bene.

Personalmente, quando posso mi fermo in un bar a godermi un momento di pausa, bevendo un cappuccino e sfogliando Dylan Dog, oppure passeggio per il centro, fermandomi in libreria per ore o su una panchina in un posto ispirante, abbozzando qualche disegno. Sono piccole cose che aiutano a migliorare la nostra vita, in qualche modo, e che ci fanno sentire più vicini alle pellicole che tanto amiamo. Perché le aspettative di noi che leggiamo, che vediamo film e che soprattutto ci appassioniamo per qualsiasi cosa, sono molto più alte rispetto a quelle di coloro che “pensano nella scatola”. E questi momenti di distacco dalla realtà ripetitiva che ci tocca per forza vivere e subire ogni santo giorno ci fanno sentire in armonia con noi stessi, ci fanno stare bene.

Claudia Castaldo

Claudia Castaldo

“Nightmares! – non spegnete quella luce” recensione di ottobre

Avete mai avuto gli incubi alla notte? Quei sogni così strani e paurosi da toglierci il piacere del sonno? Se la risposta è sì, allora questo libro fa per voi!

Scritto dall’attore che interpretava Marshall in How I Met Your Mother, Nightmares segue la vicenda di Charlie e dell’ incubo ricorrente che lo perseguita giorno e notte: una strega lo minaccia che un giorno lo porterà con sé nell’Oltremondo, se non imparerà ad affrontare le sue paure.

Charlie, ovviamente, da ragazzino qual è non impara la lezione, si chiude sempre di più in se stesso, e non si confida con nessuno, causando una crescente oscurità che lo avvolge completamente.

Ce la farà Charlie ad affrontare le proprie paure quando è a rischio la vita di tanti bambini come lui, uno fra tutti suo fratello Jack?

Un libro bellissimo e coinvolgente, che diverte e commuove, ma soprattutto ti fa capire che non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo.

Titolo: “Nightmares! – non spegnete quella luce”nightmares

Autore: Jason Segel, Kirsten Miller

Genere: “horror” per ragazzi

Chi può apprezzarlo: sicuramente cuginetti/nipotini vari, ma contiene degli insegnamenti validi che spesso anche noi “adulti” dimentichiamo.

Chi non lo amerà: chi pensa di essere troppo grande per leggere un libro per ragazzi.

Citazione:È così che la paura cresce. Quando la tieni rinchiusa e non la fai mai uscire, inizia a mangiarti dentro”

Voto da 1 a 10: 8.50

Arianna Lax

Arianna LA

Letture leggere, rilassarsi leggendo.

È lunedì. E già dopo le prime due parole, questo articolo è diventato noioso. Me ne rendo conto, ci sono parole che stimolano la narcolessia, ma, per favore, seguite il filo e non chiudete il link. Insomma, è lunedì. Tardo pomeriggio, piove, i capelli gonfi, il trucco sfatto, fame da lupi ma niente biscotti, altrimenti la palestra che la fate a fare? Rientrate a casa stanche morte, dopo la classica giornata di merda tra scuola, università, lavoro, la fila alle poste, le cavallette e le commissioni di vostra madre. A questo punto, dopo aver chiuso la porta, via le scarpe, in una mano la salviettina struccante, nell’altra i biscotti -al diavolo, alla faccia di Gisele e del suo disgustoso minestrone-, divano e tv spazzatura per rilassarsi.

gisele e minestrone

Giusto?

Giusto, anche io faccio parte della categoria “meglio mezza puntata di Chirurgia Estrema, tanto il libro -quello laggiù che mi fissa pesantemente, dato che sono ancora a pagina 63 dopo due settimane dall’averlo iniziato- non ce la faccio proprio a sfogliarlo stasera”. Ovviamente il nome tra le virgolette va letto tutto d’un fiato, anche perché una categoria che merita un nome così sviluppato deve essere una categoria importante e molto ampia.  Proprio per questo e proprio perché ne faccio parte anche io, vorrei parlarvi di una soluzione alternativa a quel degrado sociale de Il Contadino Cerca Moglie o dell’ennesima replica di Criminal Minds: chiamasi letture leggere. Non voglio star qui a scrivere d’aver scoperto l’acqua calda, mi spiego: letture leggere alternative a Vogue o all’ultimo libro di Sophie Kinsella (anche perché abbiamo capito che da I love shopping a I love shopping in bianco, fino ad arrivare a  I love shopping per il baby, prima o poi pubblicherà anche I love shopping per l’ospizio, ma vabbé, viva la creatività). Ciò che vi propongo qui, oggi, è di rivalutare, per chi non ci avesse mai pensato, i fumetti e i manga. Attenzione: non sto parlando di iniziare a leggere One Piece o Naruto. Ci sono fumetti e fumetti. Alcuni ne hanno solo la veste, perché i loro contenuti a volte sono più profondi e intensi di molti film e di molti libri. E quelli che vi consiglio io, sono questi:

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Avete bisogno di rilassarvi una mezzora? Siete sull’autobus e avete scaricato il telefono a forza di giocare a Subway Surfer? Oppure se semplicemente avete bisogno di una lettura da divano, vi consiglio il mio fumetto preferito, Dylan Dog. Sottovalutato dall’85% del mondo femminile, DD è nella top5 del fumetto italiano e viene letto anche all’estero. È semplice: c’è chi segue la storia dall’inizio, come me, e chi compra qualche albo (100 pagine) solo per vedere come se la cava Dylan, tra un caso e l’altro. Sì, perché Dylan è un indagatore speciale: lui indaga l’incubo. Ex poliziotto di Scotland Yard, dimessosi a causa dell’alcolismo, ora è un astemio e antitecnologico investigatore, che vive a Craven Road, nella Londra dei giorni nostri, col suo strambo assistente Groucho, comico fallito e immancabile spalla del nostro ragazzo. Dylan è anche un innamorato incallito, puntualmente lasciato dopo la prima notte dalla ragazza di turno…

-gli albi si trovano in edicola e nelle fumetterie-

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NANA

Penso sia il manga più bello che abbia mai letto in tutta la mia vita. Racconta la storia di due ragazze, agli antipodi, che casualmente si incontrano su un treno per Tokyo. Una si trasferisce per amore, l’altra per inseguire il suo sogno, diventare una rock star con il suo gruppo, i Black Stones. Dopo l’incontro sul treno si perdono di vista, ma si ritrovano qualche settimana dopo in un loft che entrambe volevano prendere in affitto. Si riconoscono, finalmente si presentano come si deve, ed esce fuori che portano lo stesso nome: Nana. Da qui la convivenza, l’amicizia, l’intreccio delle loro vite, tutte all’insegna di nana, ovvero del numero sette. Io mi ci sono rispecchiata molto, leggendo la loro storia riderete e vi commuoverete. Provate il primo albo, gli altri vi verrà spontaneo comprarli.

-è anche un anime-

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nana e nana

CORTO MALTESE

Non so se potrò cedervi così facilmente il mio fidanzato n.2, però almeno ve lo propongo, sperando che le sue avventure e il suo estro affascinante e misterioso non diventino famosi tra di voi come il suo nome. Corto Maltese è un marinaio dal passato annebbiato e dal futuro sempre incerto, che vive con passione il presente, pieno di incontri e di avventure sognanti. È uno gnocco da paura, quindi potete immaginare le sue conquiste, ma nonostante questo rimane un gentiluomo dall’animo cavalleresco. È un filosofo, o almeno Hugo Pratt lo rende tale, con le sue citazioni brillanti, che ci fanno riflettere sulla vita, sull’amore e sulla solitudine. Ogni albo contiene poco più di 60 pagine, si trova anche da Feltrinelli. Correte.

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DEATH NOTE

Per le amanti dei thriller psicologici e dei polizieschi, questo fa al caso vostro. Light Yagami, un giovane studente dalle doti geniali, trova per caso un quaderno dalla copertina nera, con una scritta bianca nel centro: Death Note. Leggendo le prime pagine, scoprirà che quello non è un semplice quaderno: è un dono del cielo, in particolare degli shinigami che lo abitano, che gli permetterà di fare giustizia, scrivendo su di esso i nomi delle persone che vuole uccidere. Ma prima o poi, ovviamente, verrà scoperto… E lo scontro con L., numero uno nelle autorità mondiali, non sarà semplice. Ogni albo/puntata (è anche un anime) è da togliere il respiro.

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ZEROCALCARE

Zerocalcare è la contemporaneità. Michele Rech, infatti, attraverso il suo personaggio e l’armadillo che lo accompagna, descrive la vita di tutti, i problemi di tutti e la quotidianità del singolo, facendoci ridere molto, tra l’altro. È la filosofia dell’uomo rassegnato, il pensiero dell’uomo comune, e l’originalità del luogo comune. Ci fa sentire alternativi, noi e le nostre strane situazioni di tutti i giorni, perché le scompone, le esamina e le mitizza, facendoci capire che alla fine non abbiamo bisogno di atti gloriosi e scelte estreme per risultare degli ‘eroi’ agli occhi degli altri. Basta solo ammettere di essere umani. Di sbagliare. E di riderci sopra.

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PARADISE KISS

Manga poco impegnativo, Paradise Kiss, ma anche poco comune: va ordinato online oppure ricercato in grandi fumetterie, dato che è conosciuto solo dai più esperti. Poco impegnativo non per via del contenuto, ma perché sono solo 12 albi. Yukari, detta Caroline, è una studentessa modello di uno dei licei più in vista di Tokyo. Un giorno, mentre passeggia per strada, viene fermata da Shoji, un musicista punk che studia moda allo Yaza. Lui le chiederà di fare da modella per il progetto del suo gruppo, il marchio Paradise Kiss. Inizialmente Yukari è contraria, ma dopo aver conosciuto George, cambierà decisamente idea. Anche questo manga ha il rispettivo anime.

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Da un’idea di Roberto Recchioni (attuale curatore di Dylan Dog), Orfani è un fumetto che va oltre qualsiasi aspettativa. Primo fumetto a colori della Sergio Bonelli Editore, tra le altre cose. Siamo in un mondo post apocalittico, distrutto da un devastante raggio energetico, il governo militare mette in salvo centinaia di bambini, provenienti da tutto il mondo. Li addestra, li divide in squadre, li mette a confronto con missioni durissime, durante le quali molti di loro perdono la vita. La squadra migliore, alla fine, risulta essere quella composta da cinque ragazzi, gli Orfani, che nella storia cresceranno e matureranno insieme: Jonas, il leader, nome in codice “Boy-scout”; Juno, l’allieva perfettamente addestrata e che cerca vendetta, “Angelo”; Raoul, il silenzioso osservatore che lavora da solo, “Eremita”; Sam, la più piccola ma la più letale, “Mocciosa”; e infine Ringo, il ribelle, il fuoriclasse, il “Pistolero”. Consiglio vivamente questo fumetto, sono due stagioni complete (ognuna di 12 albi) più la terza in uscita.

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Fatemi sapere se vi ho convinte! Enjoy

Claudia Castaldo

Claudia Castaldo

Claudie Castaldo

Poli opposti e recensioni controverse

In autunno il cinema inizia il suo periodo d’oro: tante le proposte interessanti, una di Poli opposti_01queste è Poli Opposti, opera di esordio del giovane regista Max Croci: Luca Argentero e Sarah Felberbaum sono protagonisti di una commedia romantica, leggera e dolce.

Stefano Parisi è un terapista di coppia, gentile, sorridente, educato: il giovane dottore cerca di ascoltare i suoi clienti per motivarli a ricomporre il proprio rapporto con il coniuge. Caludia Torrini è un avvocato divorzista, scontrosa, arrogante e cinica, ma soprattutto arrabbiata con il genere maschile.

Sognatore lui, forte e determinata lei, i due personaggi daranno vita a siparietti divertenti e coinvolgenti: inizia così uno “scontro”, sul pianerottolo in cui si trovano i loro studi e le loro abitazioni.

Non mancano momenti di riflessione in cui Stefano e Claudia, sempre più vicini, si confronteranno a cuore aperto.

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Spoiler

Nel cast anche altri personaggi interessanti come il famoso Dottor Beck, ex suocero di Stefano, psicologo e autore di libri di successo.

Poli opposti ha avuto un grande successo, con oltre 200 mila spettatori in una settimana, ma i giudizi sul web sono contrastanti: “film banale e scontato” secondo alcuni, ma per altri“piacevole commedia”. Voi cosa ne pensate?

“Poli opposti” (Italia, 2015) di Max Croci. Con Luca Argentero, Sarah Felberbaum, Giampaolo Morelli, Tommaso Ragno, Grazia Schiavo, Anna Safroncik ed Elena Di Cioccio.

Nelle sale da giovedì 8 Ottobre.

Laura Lorentini