OSCAR 2016: FINALMENTE LEO, FINALMENTE MAESTRO

E niente, ho fatto la nottata in bianco ma alla fine ce l’ho fatta.

Bibitone di caffè in una mano, telefono per seguire la cerimonia su Snapchat nell’altra ed ecco come si è svolta la mia magica notte dorata del 28 febbraio scorso. Innanzitutto vorrei dedicare un pensiero a quelle tre squisite persone che qualcuno ha definito “esperti di moda”: in primis, di che moda stavano parlando?

E, soprattutto, che cosa avranno mai fatto di così terribile ai loro doppiatori per meritarsi uno scempio del genere? Okay, chiusa parentesi.

Questa cerimonia degli Oscar mi ha aperto un mondo: voi sapevate che il red carpet si svolge di giorno? Io sinceramente pensavo che iniziasse verso le 19 e che si svolgesse tutto di sera con delle luci potentissime provenienti dall’alto per permettere ai fotografi di scattare le loro foto in alta definizione, nonostante il buio.

Il red carpet sembrava infinito: c’era Jennifer Lawrence, con un biondo pazzesco e un abito in nudo e pizzo nero di Dior; c’era l’incantevole Alicia Vikander in Louis Vuitton, Kate Winslet in un abito a sirena nero lucido di Ralph Lauren, una raggiante Soairse Ronan in un bellissimo abito verde irish di Dior; Rooney Mara in pizzo couture firmato Givenchy by Tisci, un abito lilla sognante per Heidi Klum in Versace; una classica (forse troppo, da risultare quasi noiosa) Lady Gaga in abito bianco di Brandon Maxwell. Continua a leggere

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PANTONE 2016 : LA RIVINCITA DI BARBIE BALLERINA

Il primo articolo che scrissi per questo blog, circa un anno fa, era sul Marsala -no, non il vino- il colore Pantone del 2015. Quale decisione più semplice, quindi, se non scrivere come primo articolo del 2016 qualcosa sul suo successore. Anno nuovo, colore nuovo. Anzi, quest’anno, come saprete, il “signor Pantone” ha deciso di cambiare le carte in tavola, e decretare ben due colori dell’anno: Rosa Quarzo e Azzurro Serenity (tradotto in termini più abbordabili, stiamo parlando di nuance vicine al cipria e al lavanda/carta da zucchero).

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Molti designer hanno infatti sfoggiato i suddetti colori nelle collezioni Primavera Estate, proponendoli nei dettagli ma anche in  total look (basti vedere la sfilata di Carolina Herrera per rendersene conto), per non parlare dell’outfit di Dakota Jhonson alla Mostra del Cinema di Venezia.

95d68dd982c1312457842e4390e50757.jpg 'Black Mass' Premiere - 72nd Venice Film Festival

La scelta sembra provenire da un forte bisogno psicologico  della società contemporanea, quello di “staccare la spina”, una sorta di cromoterapia per dare sollievo  alle nostre menti – e ai nostri occhi- ed evadere dallo stress e dalla frenesia metropolitana.

La verità è che potrei scrivere un articolo su quanto il rosa dia un tocco femminile al vostro outfit e si abbini facilmente a un bel jeans, e quanto il Serenity illuminerà il vostro look e farà risaltare i vostri occhi azzurri. Ma non ce la faccio. Ammettiamolo, la scelta è fra due colori non proprio usuali nella maggior parte degli armadi, eccetto quello di Barbie e del Mio Mini Pony . Un misto tra il nido del reparto di ostetricia, la lezione di propedeutica della tua cuginetta di terzo grado e la sala d’attesa di un dentista. Una scelta di tonalità decisamente rassicurante e politically correct, una da femminuccia e una da maschietto. Un po’ meno azzeccata però sul fronte praticità: in fondo  l’anno scorso andavamo sul sicuro con tutte le tonalità del bordeaux, di assortimento ce n’era tanto, e senza tanti problemi di abbinamento.

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STYLOVER40: BALMAIN PER H&M: NOI CI SIAMO STATE!

LE CORAGGIOSE RAGAZZE DI STYLOVER40 SONO ANDATE AL CELEBERRIMO EVENTO BALMAIN PER H&M, QUI SOTTO LA LORO TESTIMONIANZA:

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“6.02 di giovedì 5 novembre… Ricevo il primo messaggio su whatsApp… “Sono già in piedi, tu ci sei?”
Io in verità dormivo ancora ma… appena aperti gli occhi confesso che il mio primo pensiero è stato quello di dare uno sguardo al cellulare.
Sapevo che qualcuno era già in giro per la città!

7.22… Secondo messaggio:” sono in centro, intravedo già la fila, sbrigati!”

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7.30… Un immagine ed uno simile gigantesco. Era lei, la mia compagna di avventura, che mi scriveva: “Ce l’ho fatta! Ho preso il braccialetto per il turno delle 10.30… Fai piu’ in fretta che puoi, sono personali e ne distribuiscono uno a testa!”
Dunque era tutto vero! I braccialetti, l’accampamento fuori il negozio … Ed io che non ci credevo.
Il tempo di portare mia figlia a scuola ed arrivare in centro e i braccialetti erano già tutti esauriti.
Ma, nonostante tutto… Si preannunciava una mattinata troppo divertente per pensare di abbandonare il campo.
[…]

Dopo aver sbirciato qua e là tra le buste dei primi acquirenti, decidiamo di iniziare ad entrare.

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Il negozio era di fatto aperto al pubblico. Solo l’accesso alla gabbia era blindatissimo.

Ci siamo addirittura gustate l’intera collezione da vicino (senza toccare… Era vietato!) e godute le prove in camerino dei turni precedenti, definendo con estrema accuratezza la strategia giusta per sfruttare al meglio i nostri 10 minuti.

Alla fine una sola di noi due avrebbe avuto accesso all’area riservata alla Balmain collection, l’altra ( cioè io) avrebbe guardato il tutto da fuori con sguardo complice e paziente in attesa di intrufolarsi nell’area camerini!

Esattamente 5 minuti prima del orario assegnato, neanche fossimo in aeroporto, una voce annunciava:” Il gruppo delle ore 10.30 si prepari al gate”.

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Alle 10.30 in punto la stessa voce dichiarava finalmente aperta l’accesso all’aria Balmain.

Quei 10 minuti, a me che ero fuori, sono sembrati lunghissimi… Ma in compenso ho notato cose che forse chi era in gabbia nemmeno ha percepito.

Il personale dedicato a quell’area era numerosissimo e di una gentilezza davvero inaspettata… Le ragazze addette alla vendita erano premurose come delle hostess di una compagnia di volo extra lusso… Anche quelli della sicurezza sembravano felici di esseri lì e nei limiti delle regole stabilite dalla casa madre, erano complici e disposti a tutto pur di accontentare chi girava dentro e fuori quella gabbia di matti.” [continua]

Per l’articolo originale –> qui

Cos’è il lusso?

Il lusso è fare shopping in via Montenapoleone con la stessa facilità con cui si compra la frutta al supermercato. Il lusso è non essere messi in lista d’attesa da Hermes. Il lusso è comprare la stessa borsa super costosa ma in tutti i colori disponibili. Il lusso è ostentare o non ostentare?. O forse il lusso è concedersi un attimo di tempo per sé, levarsi lo smalto smangiucchiato da due settimane, avere un’ora libera per riposarsi e leggere un libro. Il lusso è trovare posto in metro nell’ora di punta.  Per altri il lusso è addirittura avere un pasto caldo. Insomma, il concetto di lusso può cambiare decisamente a seconda del punto di vista da cui lo guardiamo, può essere estremamente materiale o morale.

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Quello che posso dire io è che, se lavori in un negozio di lusso, tutto ciò che pensavi succedesse solo nei film, e anche peggio, succede davvero. E allora l’unica definizione giusta è che il lusso è follia, o si appropria di te, che cominci a pensare che una borsa che costa solo 500 euro sia da poveri, o ti lascia esterrefatto ogni giorno con la convinzione sempre più ferma di non voler diventare così.

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Di scene, personaggi, pretese improbabili, ne ho viste, sentite, e ne vedo tutt’ora, ma ho deciso di concentrarmi su un singolo episodio per farvi capire di cosa sto parlando, raccontandovi la scena che non dimenticherò mai, il momento in cui sono riuscita a stupirmi ancora, seppure ormai abituata a cinesi impazziti, russi che si ostentano a parlare russo anche se non li capisci, e gente che sbatte agli specchi.

LA LITE DELLE GEMELLINE FILIPPINE.

Inquietanti più o meno come le gemelle di Shining, le due adorabili sorelline, rigorosamente vestite uguali e distinguibili solo grazie a un fiocco di colore diverso fra i capelli, rendevano difficile la conversazione tra me e la loro madre che stava acquistando un portafoglio. Malauguratamente, nel mostrare vari modelli alla suddetta madre, ho tirato fuori una pochette in vernice fucsia che la signora ha pensato bene di usare come diversivo per distrarre le figlie e tenerle impegnate in qualcosa.Prada_Pochette_2013_4Accecate dalla lucidità della pelle e dal colore sgargiante, le due vanitose gemelline hanno cominciato a provarla a turno e a giocarci come se fosse l’accessorio di una Barbie, che addosso a loro ovviamente diventava una tracolla da viaggio causa proporzioni sbagliate tra borsa e bambine. Poi la tragedia. La bambina col fiocco rosa comincia a sbraitare, vuole che la madre le compri la pochette. La madre acconsente. La bambina col fiocco blu, come potevamo aspettarci senza troppa sorpresa, reclama di avere diritto pari alla sorella nel possedere la stessa identica borsa. Segue lite furibonda in filippino, dove chissà, forse avranno utilizzato come arma di difesa l’ordine di uscita dalla pancia della mamma, o magari la mamma ha proposto di comprarne una in due e prestarsela a giorni alterni. Ma per me la cosa importante era solo una: se la stavano litigando, strattonavano la borsa come fosse una gara a tira la fune, temevo per l’incolumità dell’oggetto dal valore economico non indifferente, poco mi interessava invece dell’incolumità delle due piccole pesti assatanate. Ed ecco che la madre si arrende e mi chiede “possiamo averne un’altra?” “Ma certo signora, controllo subito lo stock”. Inserisco il codice sul computer. Stock  1 . Tragedia.  Disgrazia. Sventura delle sventure. Mi appresto a dare la triste notizia… “Signora, è l’ultima”…pausa… “Non mi interessa, ormai gliel’ho promesso, controlli negli altri negozi”.

E’ LUSSO.

Allibita, ma fedele al motto il cliente ha sempre ragione, proseguo nella ricerca e trovo la pochette gemella in uno store a pochi passi, anche lì, l’ultima. Chiamo, chiedo conferma, e rassicuro la famiglia che troveranno la borsa messa da parte per loro. Tutto bene quel che finisce bene. Ma qualcosa non va, la donna sta per chiedermi qualcosa, e io so già cosa. Non vuole andare a prendere l’oggetto in un altro negozio, vuole che l’articolo venga da lei.

E’ LUSSO.

Ora, quando qualcuno ha richieste del genere, quello che si fa è importunare un malcapitato in stock – che senza dubbio sta facendo qualcosa di più utile – e spedirlo a fare il facchino, e se proprio sono troppo impegnati, mandarci un venditore libero, perché è sempre meglio che, eccetto situazioni critiche in cui solo voi potete permettervi di abbandonare la nave, rimaniate col cliente a farlo sentire seguito (come se non bastasse) e offrigli dello champagne per ammazzare il tempo e migliorare l’attesa. Mi pare il minimo.

E’ LUSSO.

Quel giorno fortunatamente la consegna non è stata così complicata. Le dolci seienni hanno avuto il loro giochino da 600 euro ciascuna, la signora si è ubriacata  allegramente con lo champagne offertole, e a me è spuntato un altro capello bianco per lo stress.

E vissero tutti ricchi e contenti.

Eh si.

E’ LUSSO.

Francesca Mongioì

Francesca Mogioi

Vogue Fashion’s Night Out 2015. Guida della #VFNO fiorentina

Firenze si riconferma location perfetta per la Vogue Fashion’s Night Out, per la terza volta le vie del centro fiorentino si sono animate grazie alla rinnovata collaborazione con l’editoriale e il Comune di Firenze. Installazioni, gadget creati ad hoc e capi limited edition firmati VFNO. Ecco una mini-guida dell’evento fiorentino.

Il centro si accende già dalle ore 19.00, i negozi offrono aperitivi di benvenuto.

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Proseguendo lungo Via del Corso si è incoraggiati a partecipare a dei “giochi” dove si vince sempre. ToyWatch regala palloncini luminosi e anelli colorati. Guess, Sisley, Tezenis e Tenderly (ma anche molti altri)  invitano nei negozi a fare foto divertenti nei set creati appositamente all’interno degli stores, condividere usando l’hashtag #VFNO2015 e ovviamente distribuiscono piccoli regali targati Vogue Fashion’s Night Out.

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La serata prosegue e le vetrine si animano (non sto usando un eufemismo, ndr). Liu-Jo, MAC e Luisa Spagnoli hanno creato appositamente per la serata più glamour dell’anno Dj-set e curiose installazioni, sostituendo alla classica esposizione di abiti teatrini insoliti e –come nel caso di Luisa Spagnoli, piuttosto golosi!

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Da Chanel a Renoir: viaggio nei giardini particolarmente fioriti della Moda e dell’Arte

Parlare di fiori a maggio? Che banalità!
Mentre scrivevo questo articolo temevo che da un momento all’altro sarebbe arrivata Miranda Priestley a dirmi:

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Ci state a fare un esperimento? Provate a chiedere a una qualsiasi vostra amica, anche a quella a cui di moda non frega proprio niente, il nome di una casa di moda a sua discrezione
Sono sicura che,con buone probabilità, fra le prime risposte ci sarà Chanel.

Bene, prendete Chanel, uno dei marchi di moda più celebri (lo conosce pure la vostra amica!) e influenti al mondo e immaginate una collezione Haute Couture Primavera Estate che ha come filo conduttore….i fiori.
(E qui ci ristarebbe bene la gif con la nostra cara Miranda).
Ebbene, è possibile oggi, nel 2015, riproporre nella moda un tema così visto e stravisto per le collezioni primavera come è quello dei fiori? La risposta è senz’altro sì.
Tutto merito di Karl Lagerfeld, vero guru della moda, che disegnando abiti per Chanel negli ultimi tempi sta davvero anticipando tutto e tutti.

Bene, ci siamo. Ricapitolando dicevamo: Fiori-Primavera-Chanel. Continua a leggere